05.05.2018

All’inizio era un foglio bianco. Un’idea vaga, ampia, nemmeno abbozzata. Proprio come quelle che spesso frullano nella testa dei giovani: talvolta da smussare e limitare, talvolta da incoraggiare e sostenere. Un’unica base concreta da cui partire: quattro mura, tanta polvere e qualche ragnatela. Con una postilla non da poco: che a impegnarsi in prima persona fossero i giovani. Il progetto per la realizzazione del nuovo spazio aggregativo è nato così, da pochi elementi e un caos che ha saputo essere generativo fin dall’inizio. E questo proprio grazie ai giovani stessi, attori protagonisti in tutte le fasi realizzative. Dalla progettazione, quando il foglio bianco è diventato la bozza dello spazio in divenire, fino alla realizzazione pratica, dove il progetto ha iniziato a prendere forma concretamente, all’interno di laboratori pomeridiani in cui i giovani hanno messo i panni di imbianchini e restauratori. Un lavoro a più livelli, che sul piano organizzativo ha richiesto la collaborazione di varie professionalità: da uno studio di design, che ha messo in campo alcune competenze tecniche, fino a due professionisti artigiani in pensione, che con molta generosità hanno messo la propria esperienza pratica al servizio dei giovani. Generazioni diverse insieme, al lavoro per il bene della comunità. A titolo volontario, con la gratuità delle proprie azioni a nobilitare l’impresa: autentica attualizzazione di un mirabile senso civico. A far da sfondo, per quanto riguarda l’aspetto formativo del progetto, la presenza di tre educatori. Sono infatti innumerevoli gli spunti pedagogici ravvisabili in questa esperienza. Primo tra questi, in ordine temporale, la voglia di mettersi in gioco profusa dai giovani: alcuni dei quali già “conosciuti” in altre circostanze, forti di relazioni già consolidate con gli educatori; altri venuti autonomamente a conoscenza del progetto, mossi da curiosità e motivazioni invidiabili. Tutti, in ogni caso, quasi stupiti da un coinvolgimento così totale nelle varie fasi, il che ha creato un ottimo clima di responsabilizzazione globale: verso il progetto, verso gli altri e verso se stessi. Ovviamente, il livello della partecipazione ai laboratori ha avuto momenti più felici ed altri meno. Tuttavia, pur con tutti i distinguo del caso, l’interesse non è mai scemato. C’è infatti chi si è cimentato maggiormente nella progettazione iniziale, chi sul piano operativo ai laboratori e anche chi si attiverà  a breve, organizzando in prima persona tutta una serie di eventi per animare lo spazio nei weekend immediatamente successivi all’inaugurazione.  Un’altra competenza che i ragazzi hanno avuto modo di accrescere in questi frangenti è la propria creatività personale. Educare non significa trasferire o riprodurre modelli agli individui, ma valorizzare, personalizzare, declinare al singolare. Ecco che, coinvolgendo i ragazzi a 360 gradi nella realizzazione di uno spazio a loro dedicato, è stato possibile riservagli un buon margine d’iniziativa, intercettandone, oltre alle capacità pratiche, i bisogni inespressi. Inoltre, a livello più generale, il fatto di ingegnarsi a trovare soluzioni circa il riutilizzo di materiali – quali sedie, armadi e tavoli conservati nei magazzini comunali – che andranno a comporre il nuovo spazio, ha portato i ragazzi a porsi in controtendenza rispetto alle logiche della società consumista odierna. Una società in cui l’esaltazione della novità fine a se stessa monopolizza gusti e tendenze, conformando e stroncando sul nascere l’estro creativo. Se è vero che in ognuno di noi si nasconde un artista, la manualità impiegata nei vari laboratori ha consentito ai ragazzi di sperimentarsi come tali. L’arte, così come la tecnica, rappresenta infatti una grande creazione umana: grazie ad essa l’uomo – vale a dire il suo creatore – può oltrepassare i limiti e le dimensioni del mondo naturale, ritrovando se stesso, non soltanto in quello che incontra, ma anche in quello che crea. Ma la creatività è stata anche un prezioso alleato in grado di promuovere il protagonismo giovanile: ragazzi e ragazzi che, invece di subire scelte dell’alto, sono stati effettivamente promotori del cambiamento, accrescendo così i livelli della propria autoefficacia. Ognuno ha portato il suo contributo: chi in maniera più disinvolta, chi più timidamente. Tutti, però, mossi dalla straordinaria volontà di attivarsi per una causa sentita propria. Una chiamata a cui ognuno ha risposto mosso da esigenze diverse, ma sempre con qualcosa da insegnare e imparare al contempo. Perché, come teorizzava già Paulo Freire, l’educazione è sempre un processo reciproco: o ci si co-educa, o di vera educazione non si può parlare. Il “miracolo” è avvenuto, ma siamo solo all’inizio…

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Giovani #2

08.02.2018

Oggi abbiamo iniziato la formazione orizzontale e sono finalmente riuscita a respirare l’innovazione che il progetto dovrebbe portare nel mio contesto di lavoro. Ad essere sincera, in questi mesi mi sono sentita persa, lasciata sola. Stamattina mi hanno comunicato che sarò affiancata da due educatrici e sono più sollevata. Non ho paura di non riuscire a fare a fare la mia parte, anzi ho capito qual’è il mio ruolo nel progetto e mi intriga molto l’idea di contribuire in modo determinante al rinnovamento di un settore così importante. Ma quando sei sola banalmente non puoi confrontarti. In più il fatto di non sapere cosa sarà dopo il progetto mette una certa ansia. Scherzo…Queste giornate di formazione sono molto utili. Io sono una OSS e non ho questo tipo di formazione. Rappresento un sistema molto diverso per valori e modalità operative. Per certi versi antiquato. Se penso ai fragili che conosco, certo intravedo il miglioramento nella qualità del servizio che possiamo offrire e sarebbe un gran bene. La speranza è che in due anni si riesca a lasciare un’impronta per determinare il cambiamento. E che le amministrazioni ne comprendano il senso.

Persone fragili #1

29.11. 2017

Oggi abbiamo incontrato i ragazzi del territorio per riflettere sulle aspettative che nutrono rispetto allo spazio destinato alle loro attività. Ci sembra che sia emerso nuovamente l’esigenza di avere uno spazio gratuito a libero acceso dove possano incontrarsi, scambiare competenze e condividere passioni ed organizzare cose che gli piacciono. Realizzare insieme delle cose anche piccole. Un luogo di incontro e di forte contaminazione e riflessione sul loro tempo, sugli interessi che ritengono importanti nella fase della vita che stanno vivendo. Alcuni avrebbero voglia di sperimentare la gestione e l’organizzazione a partire dall’arredamento. Questo spazio rappresenta simbolicamente la casetta dei bimbi, fatta di coperte e sedie. La visualizzano come la tana adatta alle loro esigenze. Un luogo aperto e accogliente. Uno spazio intimo dove fare cose, ma anche dove rifugiarsi. Per stare, nei momenti in cui hanno bisogno di riparo. Lo immaginano come un contesto protetto. Dove non ci sono adulti, non ci sono obiettivi da raggiungere e quindi non si è valutati né giudicati. Un luogo in cui potersi guardare negli occhi e riconoscersi adolescenti che stanno cercando la loro strada nella vita.

Giovani #1