08.02.2018

Oggi abbiamo iniziato la formazione orizzontale e sono finalmente riuscita a respirare l’innovazione che il progetto dovrebbe portare nel mio contesto di lavoro. Ad essere sincera, in questi mesi mi sono sentita persa, lasciata sola. Stamattina mi hanno comunicato che sarò affiancata da due educatrici e sono più sollevata. Non ho paura di non riuscire a fare a fare la mia parte, anzi ho capito qual’è il mio ruolo nel progetto e mi intriga molto l’idea di contribuire in modo determinante al rinnovamento di un settore così importante. Ma quando sei sola banalmente non puoi confrontarti. In più il fatto di non sapere cosa sarà dopo il progetto mette una certa ansia. Scherzo…Queste giornate di formazione sono molto utili. Io sono una OSS e non ho questo tipo di formazione. Rappresento un sistema molto diverso per valori e modalità operative. Per certi versi antiquato. Se penso ai fragili che conosco, certo intravedo il miglioramento nella qualità del servizio che possiamo offrire e sarebbe un gran bene. La speranza è che in due anni si riesca a lasciare un’impronta per determinare il cambiamento. E che le amministrazioni ne comprendano il senso.

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Persone fragili #1

29.11. 2017

Oggi abbiamo incontrato i ragazzi del territorio per riflettere sulle aspettative che nutrono rispetto allo spazio destinato alle loro attività. Ci sembra che sia emerso nuovamente l’esigenza di avere uno spazio gratuito a libero acceso dove possano incontrarsi, scambiare competenze e condividere passioni ed organizzare cose che gli piacciono. Realizzare insieme delle cose anche piccole. Un luogo di incontro e di forte contaminazione e riflessione sul loro tempo, sugli interessi che ritengono importanti nella fase della vita che stanno vivendo. Alcuni avrebbero voglia di sperimentare la gestione e l’organizzazione a partire dall’arredamento. Questo spazio rappresenta simbolicamente la casetta dei bimbi, fatta di coperte e sedie. La visualizzano come la tana adatta alle loro esigenze. Un luogo aperto e accogliente. Uno spazio intimo dove fare cose, ma anche dove rifugiarsi. Per stare, nei momenti in cui hanno bisogno di riparo. Lo immaginano come un contesto protetto. Dove non ci sono adulti, non ci sono obiettivi da raggiungere e quindi non si è valutati né giudicati. Un luogo in cui potersi guardare negli occhi e riconoscersi adolescenti che stanno cercando la loro strada nella vita.

Giovani #1