WORLD CAFE’ MEDIA VALLE VARAITA – report

Il 12 luglio 2018 alle 18,30 il Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con il Comune di Melle ha organizzato un apericena gratuito per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni, dai cittadini e volontari del territorio in relazione ai temi del progetto. L’incontro è stato moderato da professionisti del progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità. Nello specifico si è voluto avviare un tavolo di riflessione condivisa sulle opportunità di migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

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Hanno partecipato all’incontro 62 persone e le domande su cui si è lavorato sono le seguenti:

  1. Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?
  2. Quali sono i bisogni relazionali , e sociali delle persone fragili?
  3. Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?

Di seguito le risposte della platea alle singole domande.

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1. Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?

  • Persone anziane in particolare quelle più sole e con meno relazioni sociali. Tra queste alcune hanno fatto la scelta della solitudine mentre per altre la condizione è determinata da fattori logistici e di storie di vita. Questa condizione le espone a maggiori rischi sia per la salute fisica che per il benessere psichico.
  • Minori con disabilità. I problemi oscillano da famiglie iperprotettive che inficiano le loro capacità di autonomia per il futuro a famiglie poco attente o trascuranti. Il problema che vivono questi minori è determinato dal loro isolamento dovuto anche alle scarse opportunità di socializzazione extra scolastiche presenti nel territorio.
  • Stranieri in quanto più esposti alla discriminazione ed al pregiudizio e maggiormente isolati sia per assenza di legami con gli abitanti locali che per la distanza dai propri famigliari ed amici.
  • Famiglie con problemi economici. Questo famiglie tendono all’isolamento anche per motivi di “vergogna” e paura del pregiudizio sociale che si riverbera sui figli.
  • Persone con sofferenze psichiche. Intorno a queste persone si genera isolamento determinato sia dalle paure degli altri che dalla vergogna degli stessi soggetti e dei famigliari. Questo determina una chiusura che amplifica l’isolamento e la sofferenza.
  • Adolescenti. Questa categoria è percepita come fragile sia in relazione all’uso distorto della tecnologia che sembra alimentare isolamento ed assenza di costruzione di reti sociali che in relazione ai fenomeni di bullismo sia agiti che subiti.
  • Alcolismo: un tema che preoccupa la platea ed è riconosciuto come rischio di fragilità è l’alcolismo che riguarda sia giovani che adulti.

In generale vi è una preoccupazione sull’impatto e l’uso delle nuove tecnologie che alimentano nuove forme di chiusura, isolamento e dipendenze anche per il mondo adulto.

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2. Quali sono i bisogni relazionali, e sociali delle persone fragili?

  • Ascolto. Il bisogno delle persone fragili sembra essere quello di ascolto nel senso di avere l’opportunità di dialogare con continuità con altre persone per essere comprese, non giudicate e approfondire i motivi delle fragilità anche tra pari. L’ascolto deve essere un processo continuativo e non saltuario che garantisca anche un presidio della relazione.
  • Fiducia e sicurezza: si ritiene che si debba lavorare per alimentare nelle persone fragili il senso di sicurezza e fiducia nel prossimo affinché non si sentano minacciate da eventuali relazioni d’aiuto ed in generale dalla comunità locale.
  • Luoghi di aggregazione. È fondamentale per le persone fragili poter frequentare luoghi di aggregazione naturali quali oratori, piazze, panchine dove ci si possa incontrare.
  • Rete si supporto. Sembra mancare una rete riconosciuta di persone attente ai bisogni dei fragili ed in grado di segnalare prontamente eventuali bisogni e disagi ai servizi ed al comune.
  • Assistenza burocratica e sanitaria. Un bisogno di tipo logistico ed organizzativo è legato alla difficoltà di fruizione dei servizi sanitari e di svolgimento delle pratiche burocratiche (ISEE, domande per pensione, prenotazioni a visite specialistiche, informazioni generali su bonus elettricità e riscaldamento etc…).
  • Animare luoghi in cui circolano i saperi. In relazione all’utilizzo dei luoghi sembra importante lavorare sull’utilizzo degli stessi come occasioni di trasmissione di saperi anche intergenerazionali. In sintesi si individua una grande possibilità animativa legata al mettere in relazione chi ha competenze con chi potrebbe essere interessato (banda strumenti musicali, fare formaggi, uso delle tecnologie etc..) o più semplicemente avvicinare target che ne trarrebbero reciproco vantaggio (vedi bambini in case di riposo).

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3. Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?

  • Le associazioni e le Proloco potrebbero mettere in campo le loro forze e capacità per aiutare ed includere i più fragili anche attraverso la proposta di specifiche attività o laboratori.
  • Si potrebbe lavorare sulla continuità delle relazioni con i soggetti fragili non solo contando sui servizi sociali ma attivando attori della comunità locale.
  • Tenere in considerazione oltre alle occasioni offerte dalla feste di paese nelle quali includere i fragili, l’organizzazione di attività di piccolo gruppo più accessibili e che garantiscano una maggiore qualità nella cura della relazione tra le persone.
  • Le attività di volontariato potrebbero proprio essere orientate alla proposta di piccoli gruppi di lavoro nei quali i volontari condividono le loro competenze.
  • La platea propone inoltre di avviare una sorta di mappatura delle esigenze (costruire RETI DI ESIGENZE), in particolare delle famiglie per riconoscere bisogni comuni ed aiutare ad uscire dall’isolamento.
  • Si segnala inoltre il bisogno di lavorare sia sull’adeguamento della linea internet per le borgate che il bisogno di provare a sperimentare sistemi innovativi di mobilità in valle quali ad esempio un BLA BLA CAR locale.
  • Infine l’associazione culturale “Li Mestres” offre la sua disponibilità ad utilizzare la sua sede come palcoscenico delle attività comuni.

 

L’ESPERIENZA DEL PARTNER ACSSQ – Un servizio diretto e una comunicazione efficace. Qui di seguito il flyer che un partner del progetto ALCOTRA utilizza per promuovere i servizi offerti dall’associazione. Lucrezia e Silvana, rientrate da un’immersione professionale, vogliono condividerla con i presenti.

Avete più di 60 anni?

Abitate in uno dei comuni del territorio del Queyras?

Avete piacere di continuare a vivere a casa vostra malgrado le difficoltà quotidiane?

Avete piacere di condividere tempo con altre persone e prevenire certi rischi legati alla vostra età?

Insieme possiamo dare VITA AGLI ANNI e non ANNI ALLA VITA.

La nostra associazione collabora con molti partner oltre a medici e specialisti nel campo dell’accompagnamento sociale di prossimità. Il servizio copre tutto il territorio grazie ad una buona conoscenza del contesto sociale del Queyras. L’incontro, l’ascolto con gli abitanti e l’osservazione sono gli strumenti di riflessione che utilizzano gli operatori ed i volontari del servizio per migliorare le loro proposte e le attività e continuare ad offrire servizi adatti ad i bisogni reali delle persone anziane.

Il nostro obiettivo è ridurre l’isolamento delle persone anziane: facilitare la mobilità, prevenire i problemi di salute, facilitare la vita in casa, stimolare i legami sociali e le relazioni, intervenire in situazioni di disagio sociale e sanitario. Le azioni prevedono:

a) visite a domicilio, disbrigo di pratiche burocratiche, installazione del telesoccorso;

b) consegna a domicilio della spesa ordinata per telefono;

c) servizio di pedicure e cura della persona a domicilio tramite prenotazione;

d) campagne periodiche di prevenzione sanitaria locale e sostegno alle campagne nazionali;

e) tariffe agevolate per il trasporto dal domicilio allo studio del medico;

f) mediazione con i medici e gli specialisti, gli ospedali ed i servizi sociali;

g) uscite periodiche, animazione ed incontri conviviali, attività di piccolo gruppo.

Il nostro servizio consente un monitoraggio diretto, la garanzia di una presa in affido personalizzata ed assicura il benessere e il rispetto della dignità delle persone.

Non esitate a contattarci e beneficiare del nostro aiuto.

 

#COM.VISO – Il progetto in sintesi

Il progetto #Com.Viso vuole mettere in atto una strategia basata sullo sviluppo delle comunità per migliorare la qualità di vita delle popolazioni che vivono nei territori di montagna attorno al Monviso. I pubblici interessati sono soprattutto i giovani, gli anziani e le persone in difficoltà sul territorio.

Per lottare contro il fenomeno, il progetto #Com.Viso propone azioni di innovazione nel settore dei servizi sanitari e sociali per favorire lo sviluppo delle comunità che mettono al centro della loro attività, il ruolo dell’animatore sociale come strumento per rivitalizzare il dinamismo dei gruppi sociali.

LA PIRAMIDE DI MASLOW – un modello di valutazione dei bisogni

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Un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, cioè una serie di necessità disposte gerarchicamente in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è la condizione per fare emergere i bisogni di ordine superiore. Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza mentre salendo verso il vertice si incontrano i bisogni più immateriali.

OBIETTIVO GENERALE

Animare e sostenere reti di prossimità attraverso la realizzazione di attività di piccolo gruppo e riconoscere e sostenere reti solidali e informali capaci di praticare l’ascolto ed essere da stimolo alla realizzazione delle attività.

COSA POSSIAMO FARE NOI DELLO STAFF #COM.VISO

  • Convocazione e coordinamento delle riunioni
  • Mediazione con le istituzioni ed i decisori
  • Gestione relazioni con i volontari ed i fragili
  • Gestione di un budget per la durata del progetto

COSA POSSIAMO FARE INSIEME

  • Mappatura dei fragili
  • Coprogettazione delle azioni e delle attività

COSA POTETE FARE VOI

CHI SONO I REFERENTI SUL TERRITORIO

Silvana Garino – Operatrice Socio Sanitaria | 366.4305258 | silvana.garino@monviso.it

Lucrezia Giletta – Educatrice Professionale | 333.6978792 | lucreziagilla@hotmail.it

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World Cafè in media valle Varaita

 

Alle 18.00 il piazzale di Melle è ancora vuoto. Dal dehor della gelateria di fronte ci guardano come se stessimo preparando le tavolate di una cena sociale della proloco. Non sono poi così distanti. Nei piani di Paolo, questo primo world café di valle spacciato clamorosamente come apericena dovrebbe raccogliere le anime più attive della media valle Varaita. Nei piani di Silvana e Lucrezia sono previste almeno 60 persone. Sarebbe un grande risultato. Più difficile spiegare loro che non è un aperitivo gentilmente offerto dall’Europa, ma un momento conviviale durante il quale discutere di priorità. Animazione, Comunità, Prossimità recita la locandina. L’obiettivo è spiegare agli enti e alle associazioni strutturate o di volontari che cos’è il progetto #com.viso e in che modo è importante aprire dei tavoli di discussione condivisa su come sia possibile migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

Alle 18.30 ci sono 40 persone. Buono. I volti degli organizzatori si distendono. Inutile dire che sarebbe stato un flop un numero inferiore di partecipanti. Alle 19.00 ci sono 62 persone ed è ora di dare il via alla serata. Tutti si guardano increduli. Non capiscono. Sono seduti a dei tavoli da sei con delle tovaglie bianche e dei pennarelli colorati. Appesi ai muri dei manifesti con le Regole: Ascolta, Non giudicare, Rispondi spontaneamente, Rifletti. Paolo, che in occasioni come queste sa trasformarsi in un mattatore, prende la parola e spiega ai commensali di cosa si tratta. “Il Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con il Comune di Melle organizza un apericena gratuito per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni e dai volontari del territorio. L’incontro verrà moderato dai professionisti coinvolti nel progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità”.

Bene ma non benissimo. Interviene Enrico che semplifica: “Siamo qui per capire cosa possiamo fare per migliorare la vita di chi è solo. Lo faremo rispondendo a tre domande. Mentre voi discutete noi vi serviremo da bere a da mangiare in modo che restiate concentrati. Le tre domande sono: chi sono per voi le persone fragili che abitano in Valle? Quali sono i loro bisogni relazionali? Cosa serve per farli incontrare, entrare in relazione?” Meglio. Suona la campanella e si da inizio alle danze.

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Si alza un brusio fortissimo. In una normale riunione sarebbe un problema. Qui no. E’ un buon segno. Significa che il tema è caldo e che deve essere sviscerato. Significa che ci sono molti punti di vista e molte prospettive da cui osservare la questione.

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Mentre gli osti versano da bere e mettono a tavola il cibo preparato dagli Antagonisti nel locale distante giusto qualche decina di metri, i partecipanti appuntano sulle tovaglie, si scambiano di posto, approfondiscono argomenti. E bevono. E mangiano. Quando guardiamo l’orologio e sono le 21.00 non ci sembra vero che due ore siano già scivolate via. Nessuno sembra accorgersene. Soltanto il medico condotto lascia la sala per rispondere ad una chiamata urgente. Gli altri sono incollati alle sedie. Quando Paolo suona la campanella per l’ultima volta e chiude i giochi. I commensali sembrano risvegliarsi da un incantesimo. Si guardano stupiti. Si cercano con lo sguardo. Davvero siamo stati capaci di produrre così tante riflessioni?

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