MaB Camp: atto finale

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Abbiamo organizzato una giornata di restituzione per comprendere e condividere le proposte concrete emerse durante il Camp. Un appuntamento rivolto a amministratori, istituzioni, famiglie e cittadinanza, in cui i ragazzi hanno presentato gli obiettivi e le azioni da loro elaborati (visualizza qui il report). E’ stata un’occasione per riflettere insieme sul futuro e sulle opportunità della Riserva della Biosfera del Monviso, attraverso il dialogo e il confronto con enti e istituzioni presenti.

Abbiamo invitato un giornalista, Maurizio Pagliassotti de Il Manifesto, e gli abbiamo chiesto di scrivere, non un articolo, ma un testo che restituisse, dal suo punto di vista e meglio di quanto avremmo potuto fare noi, quanto successo:

Nugoli di biciclette attraversano il centro storico di Saluzzo e si dirigono verso le campagne traboccanti di alberi da frutto. Condotte dal prototipo dell’uomo nero che giunge da lontano, il migrante che cerca lavoro, una figura eterna ed eternamente avversata.

Poco distante, in quella che fu un caserma che ancora oggi espone orgogliosamente le medaglie d’oro conquistate in lontane battaglie, i partecipanti del Mab Unesco Monviso Youth Camp, tenutosi dal 9 al 13 luglio della scorsa estate, compiono la valutazione finale della loro esperienza. Laddove la gioventù incrocia la complessità odierna impugnando gli strumenti della pedagogia non convenzionale sgorgano fiumi di retorica. Eppure nel tempo delle post ideologie, nel tempo degli uomini neri che vengono venduti come invasori, nel tempo dei cambiamenti epocali dettati dal lento incedere della tecnologia da cui siamo dipendenti, questi inutili, retorici, campi di formazione divengono indispensabili “punti di paradiso all’interno dell’inferno dei viventi che vive qui ed ora”. Forse Italo Calvino, i grandi pensatori vengono sempre citati quando le loro idee sono rimosse, avrebbe ascoltato volentieri queste semplici e ingenue riflessioni di ragazzi, i toni sempre entusiasti degli educatori, l’aplomb istituzionale di chi mette le risorse affinché “i punti di paradiso” resistano. Forse avrebbe perfino fatto parte di un campeggio “dove ci lavavamo nel fiume e discutevamo sui problemi della sostenibilità ambientale”.

Ho fatto l’educatore ambientale per circa dieci anni, a Pracatinat. Mi permetto quindi di parlare in prima persona: mi è stato chiesto di scrivere un articolo, ma non posso resistere alla tentazione di raccontare quello che ho visto a Saluzzo attraverso la mia lente professionale, e umana.

Ricordo bene quali erano le settimane che non funzionavano e perché. E’ un sentimento che erompe proprio nel momento conclusivo, quando ci sono da tirare le somme di cosa si è fatto e ci si trascina di silenzio in silenzio per qualche decina di minuti.

Ricordo altrettanto bene le settimane che funzionavano: c’era quell’energia positiva, quella voglia di raccontare, di parlare, l’entusiasmo dell’obbiettivo raggiunto che si materializzava in fiumi di aneddoti, aggettivi, riflessioni, un’orgogliosa logorrea che magari annoia qualche adulto che ha “altro da fare”.

Quel sabato mattina a Saluzzo, ho incrociato chiaramente una settimana ben riuscita. Ho trovato esattamente quella voglia di raccontare – a me, che ero un estraneo piombato lì a fare domande che potevano ricevere qualsiasi risposta – “le cose”. Perché “le cose” dette, fatte, pensate, erompevano come stelle brillanti nel buio della notte. Retorica, si dirà. Eppure mi sovviene il pensiero che tutti coloro che sono seduti in questa sala potrebbero essere da un’altra parte, a fare altre vite con altri redditi. Coloro che sono dentro questa sala hanno fatto una scelta: che può essere valutata come “romantica”, “utopistica”, “irreale”. Ovvero tutte quelle caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani quando decidono di essere avanguardie. Mischiando i nomi a caso, senza sapere chi siano o cosa facciano, emerge la figura di un organismo, una sorta di rete biologica che si tiene insieme, in cui non vi sono nodi più pesanti di altri: pare che questo sia lo schema della vita e, molto più prosaicamente, delle reti neurali e di internet.
L’assessore, l’operatrice ASL che lavora con le fragilità, la ragazzina spensierata che corre in montagna, l’educatrice francese che accompagna il suo gruppo, il genitore curioso, l’educatore italiano “preso bene”, tutti tengono insieme un organismo che si è dato uno scopo che non vale nulla e vale tutto. I poveri filosofi greci non comprenderebbero bene la trasformazione di significato afferente al termine “valore”. Meno male che non vedono, meno male che non sentono. Il valore de “sensibilizzare sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e del programma MaB Unesco, con l’obiettivo di dare ai giovani una possibilità di incontro e condivisione”; il valore de “rafforzare la partecipazione dei giovani e il loro coinvolgimento nella gestione della Riserva della Biosfera dl Monviso, contribuendo a renderli agenti del cambiamento e della promozione di una società più equa e sostenibile”; il valore de “vivere un’esperienza di gruppo unica con coetanei italiani e francesi, all’aperto e a stretto contatto con la natura”.

Per carpire questi “valori” una quindicina di adolescenti italiani e un po’ meno di francesi sono stati portati in alta montagna, nella Riserva Transfrontaliera del Monviso, e lì hanno costruito la conoscenza. I bei tempi delle lezioni frontali che hanno fatto stramazzare l’attenzione di generazione di adolescenti, almeno lassù ai piedi del Monviso, devono essere stati solo un lontano incubo.

Kevin Kelly è uno scrittore, fotografo statunitense, cofondatore della rivista Wired di cui è stato anche direttore. Di fatto è il massimo esponente della cyber cultura vivente. Si ricorda, tra gli altri, il suo profetico saggio sul “nuovo reame delle macchine” del 1998 “Out of control”. Il suo ultimo libro, pubblicato in Italia da “Il Saggiatore”, ha un titolo inequivocabile: “Inevitabile”. A pag. 48 scrive un passaggio che mi sovviene mentre ascolto l’interessante rielaborazione del secondo gruppo di lavoro, laddove affrontano il problema dell’interazione uomo-intelligenza artificiale e mi spiegano con dovizia di particolari perché un social come Instagram sia fondamentale per il raggiungimento di un macro risultato quale “la sostenibilità economica sociale dello sviluppo”.
Scrive Kelly: “La tecnologia del cloud diventerà sempre più radicata nella nostra quotidianità, ma a un prezzo: la tecnologia dei cloud rafforza la regola dei rendimenti crescenti, che a volte viene anche chiamata effetto rete secondo cui il valore della rete aumenta più velocemente all’incrementarsi delle dimensioni. Più grande è la rete, più sarà allettante per nuovi utenti, i quali la renderanno ancora più grande, quindi più attraente e così via”.
Non esiste rappresentazione più plastica della plenaria a cui assisto: il gruppo francese, capeggiato da due accompagnatori, personale politico, due dottoresse della ASL di Cuneo, curiosi, giornalisti, i ragazzi, la debordante presenza tecno social che genera l’indispensabile interazione cibernetica. Le operatrici dell’ASL 1 di Cuneo che sono impegnate nel progetto “Cantiere adolescenti” mi spiegano che hanno partecipato attivamente a questa iniziativa per “prevenire le fragilità prima che queste si manifestino”. Concettualmente è un salto logico non da poco, almeno per me. “Questo perché – prosegue – con questi progetti sfruttiamo la realtà come campo dell’esperienza, perché qui si origina un sapere formativo”.
Non saprei dire se le giovanissime Arianna e Roberta abbiano chiaro il concetto di “realtà come campo dell’esperienza”, ma credo che mentre mi illustrano le potenzialità dei social in questo campo forse ci troviamo di fronte al sopracitato aumento di valore all’aumentare delle dimensioni.
Forse sono degli idealisti crociani questi personaggi. Il giovane assessore alle politiche giovanili Andrea Momberto mi illustra un concetto apparentemente ossimorico: “la competitività per la sostenibilità”. Ma nel momento in cui aggiunge che Saluzzo “è un laboratorio per ogni sperimentazione volta ad una sostenibilità etica dell’economia”, capisco dove stanno andando. E, in tal senso, vedo di fronte a me un politico piuttosto orgoglioso di quello che fa, della via che si sono inventati nel suo comune – Saluzzo è una città scaraventata dalla globalizzazione e dai relativi processi migratori al centro della storia dell’occidente che reagisce e cresce – coinvolgendo i francesi dell’Association Culturelle Sociale et Sportive du Queyras e il Mjc du Briancon: partners che vivono appena al di là del confine e che, come dice Nassire Hadjout, “operano con una visione dinamica dei problemi”. Traduzione: nessuna chiusura, nessun muro, bensì apertura ai problemi e alle loro complessità con un’ottica costruttiva e non demolitiva.

Può essere che tutto questo altro non sia che un barnum delle buone intenzioni, può essere che l’idealismo crociano venga scambiato per ideologismo tout court e quindi cestinato da una sbrigativa lettura post novecentesca: tutto i pregiudizi negativi su questo tipo di formazione sono leciti. Ma vedere l’entusiasmo di queste persone, un tempo si sarebbero chiamate “avanguardie”, rinfranca l’anima.

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MaB UNESCO Monviso Youth Camp

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Hai un’età compresa tra i 15 e i 19 anni?
Vivi o studi nella Riserva della Biosfera Transfrontaliera del Monviso?
Hai a cuore il territorio in cui vivi?
Il Parco del Monviso ed i suoi partners vogliono offrire un’opportunità a tutti i ragazzi che risiedono e/o studiano nella Riserva della Biosfera Transfrontaliera del Monviso e hanno a cuore i territori in cui vivono, per mettersi in gioco, diventare protagonisti del Programma MAB e garantire attraverso il loro impegno lo sviluppo sostenibile della tua comunità.
Il Camp prevede una sistemazione in tenda e sarà composto da escursioni, attività e
workshop durante le quali poter conoscere il territorio e discutere di pratiche da attuare e promuovere localmente. Al termine del Camp, i partecipanti saranno incaricati di presentare i risultati durante un evento di restituzione e confronto con la Riserva della Biosfera transfrontaliera del Monviso e le principali istituzioni del territorio.

Iscriviti entro il 9 giugno

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​L’immagine che ritrae il Monviso è di Matteo Fossati (https://www.leofficinecreative.com/matteo-fossati)