Riunione Volontari della Media Valle Varaita

Martedì 15 gennaio alle 18,30 si è tenuta la prima riunione operativa con le associazioni e i volontari della media valle per il progetto #com.viso.

VENASCA 15/01/2019, UFFICIO TURISTICO

Presenti:
Lucrezia G, Silvana G (CMS)
Polito Alice (proloco Venasca)
Martino Filippo (Proloco Venasca)
Bonetto Bruna (proloco Venasca)
Gianaria Giampiero (comune Venasca)
Sismonda Mattia (Fabbrica dei suoni)
Bussone Franco (volontario)
Ballatore Oscar (vigili del fuoco)
Costa Massimo (vigili del fuoco)
Bergamini Pietro (Brossasco, centro anziani)
Giusiano Domenico (Alpini Brossasco)
Oricetti Romano (Alpini Brossasco)
Lanza Luca (Alpini Brossasco)
Barra Monica (Comune Melle)
Boschero Daniele (comune Melle)
Bertoldo Cinzia (proloco Melle)
Fogliatto Marco (proloco Melle)
Gai Mauro (CRI Melle)
Boero Francesco (comune Frassino)

Assente: Comune Isasca

E’ emerso dalla platea il bisogno di trovare dei luoghi di aggregazione in cui le persone con fragilità ed i volontari si possano incontrare.
Si è ipotizzato un ciclo di pomeriggi (martedì), presso il Segnavia-Porta di Valle- (Brossasco), dove si svolgeranno attività ludico-creative con lo scopo di creare gruppo per conoscersi meglio e fare integrazione tra volontari e persone che vivono fragilità.
Questo vorrebbe essere l’inizio di un percorso che ci porterà a progettare insieme altre attività, gite, momenti di condivisione.
Gli incontri si terranno nel pomeriggio perché è un un orario adeguato per il target di persone che parteciperà.
Inoltre, la proloco di Melle, ha proposto dei laboratori di maglia e cucito, non curati da professionisti, ma da signore anziane del luogo che possano mettere in campo la loro esperienza per trasmetterla agli altri.
La Fabbrica dei suoni dà la sua disponibilità in attività legate alla musica (ad es. corsi legati all’ascolto,costruzione di strumenti musicali ecc..).
Marco Fogliatto propone un corso di Mindfulness legato alle emozioni e alcuni volontari sottolineano la loro disponibilità nei trasporti.
E’ stata una serata partecipata e attiva,conclusasi con l’accordo di tenerci in contatto per l’inizio dei laboratori al Segnavia e per qualsiasi altra iniziativa, sia da parte delle operatrici che dei volontari.

Lucrezia e Silvana

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WORLD CAFE’ ALTA VALLE VARAITA – report

Il 4 ottobre alle 18,30 il Consorzio Monviso Solidale ha organizzato un apericena gratuito al Monte Nebin (Sampeyre) per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in alta Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni, dai cittadini e volontari del territorio in relazione ai temi del progetto.
L’incontro è stato moderato da professionisti del progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità.
L’obiettivo è stato spiegare agli enti e alle associazioni strutturate o di volontari che cos’è il progetto #com.viso e l’importanza di aprire dei tavoli di riflessione e dialogo su come sia possibile migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

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Hanno partecipato all’incontro 36 persone e le domande su cui si è lavorato sono le seguenti:
1)“Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?” 2) “Quali sono i bisogni relazionali , e sociali delle persone fragili?
3) “Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?”

DI SEGUITO LE RISPOSTE:

1. “Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?”

Secondo la platea le persone fragili in valle sono innanzitutto anziani e adulti in difficoltà, in particolare adulti rimasti senza lavoro e con dipendenze. Questi adulti non partecipano alla vita sociale di comunità e tendono ad un progressivo isolamento. Le fragilità non riguardano categorie predefinite ma dipendono dalle condizioni di vita anche temporanee delle persone. Possono quindi essere in condizioni di fragilità
bambini, adulti e anziani. Riguardo alle persone anziane che abitano l’alta valle si segnala che per poterle aiutare occorre innanzitutto capire il modo in cui vivono, in quanto la mentalità e lo stile di vita richiedono particolare attenzione e tempo per acquisire la loro fiducia e poter instaurare relazioni d’aiuto.
Tra le cause della fragilità vengono riconosciute la malattia e l’isolamento (sia per il giovane che l’anziano),le dipendenze, la povertà e la violenza in famiglia.
La platea evidenzia inoltre come le tipologie di fragilità impattino in maniera diversa a seconda del contesto. Ad esempio nell’alta valle lo spopolamento determina maggiori problematiche di isolamento delle persone anziane, mentre la media e la bassa valle, percepite come realtà economicamente più sviluppate, vivono fragilità diverse.

2. “Quali sono i bisogni relazionali, e sociali delle persone fragili?
Il primo bisogno individuato dalla platea è quello di costruire relazioni di fiducia per superare la diffidenza che ostacola la possibilità di entrare in relazione con le persone. Ad esempio l’utilizzo del dialetto locale può facilitare l’apertura verso l’altro.
Viene segnalata l’importanza della cura di occasioni di aggregazione quale ad esempio ripristinare i momenti di utilizzo del forno comune che creavano condivisione e socialità naturale.
Un obiettivo sul quale lavorare è rendere maggiormente inclusive le attività già presenti sul territorio alle quali difficilmente partecipano le persone e le famiglie più fragili che vivono in condizioni di marginalità.
La platea segnala quanto le rigide condizioni ambientali invernali aggravino le situazioni di isolamento e fragilità soprattutto per le persone anziane.

3. “Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?”
In generale emerge una richiesta di servizi più efficienti e più facilmente accessibili. Viene portato l’esempio del servizio infermieristico che esiste ma è più difficilmente fruibile dalle persone dell’alta valle. Occorre lavorare per costruire relazioni di fiducia e superare la diffidenza tra persone che non si conoscono.
Servirebbe anche sviluppare una maggiore collaborazione tra i servizi deputati ad occuparsi della fragilità delle persone e i soggetti della comunità. Creare una rete di solidarietà sociale con la funzione di “sentinelle” e cioè in grado di comunicare tempestivamente eventuali difficoltà rilevate sul territorio. La prospettiva è quella di animare una comunità che si prenda cura dell’altro.
Il gruppo segnala l’importanza di lavorare sulla continuità e durata nel tempo delle relazioni d’aiuto instaurate a livello territoriale, sia da parte dei servizi che di eventuali volontari e sempre in stretta relazione con la realtà in cui vive la persona fragile.
Rispetto alle associazioni, si osserva che tendono a creare dinamiche esclusive ed occorrerebbe lavorare per un maggior orientamento delle stesse verso l’altro.
E’ importante anche valorizzare i momenti di condivisione e socialità quali occasioni di sviluppo del senso di appartenenza sia per la comunità che per le persone che vivono in condizioni di marginalità.
Infine si ribadisce l’importanza di mantenere e rafforzare i servizi di assistenza domiciliare.

 

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VALUTAZIONE DELLA GIORNATA

E’ stato chiesto ai partecipanti di esprimere in uscita una valutazione anonima del momento formativo applicando dei post it all’interno di un cartellone con i segni “+ impressioni positive” “- cose che non hanno funzionato/critiche” “ ! consigli per il futuro “ “?dubbi/ perplessità” e questi sono i risultati:

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“+ impressioni positive”
Interessante serata. Da rifare!
Serata molto piacevole e costruttiva. Secondo me ottima partenza. Sicuramente insieme si lavora meglio e lo vedo anche come un modo per unire diverse comunità.
Bella occasione per scambiarsi idee liberamente.
Interazioni.
Molto interessante, difficile da risolvere. Importante è provarci.
Serata da ripetere! Da fare c’è molto, il coinvolgimento deve essere di tutte le associazioni. Innanzitutto bisogna capire e comprendere (la mancanza). Mancanza in senso di rassegnazione. L’anziano si sente inutile e a volte si abbandona a se stesso.
E’ stato un buon inizio.
La serata è stata positiva perché si è provato a dare idee.
Molto interessante la discussione con diverse persone, speriamo in un buon esito che possa servire.
Interessante modalità per estrapolare i dati e per creare un’atmosfera produttiva.
Credo sia stata utile per scambiare idee! Spero serva veramente.
Serata molto interessante. Si è parlato di argomenti importanti con persone che non si conoscevano. Serata OK! Aspettiamo le vostre idee.
Secondo me è stata una serata molto interessante proprio perché abbiamo avuto un confronto con le “autorità” al nostro pari. Se questo progetto riesce ad avere uno sbocco, secondo me si può aiutare molta gente (dal giovane all’anziano).
Serata positiva, ma senza la disamina del progetto con le sue linee guida.
Esperimento molto interessante, da riproporre. Quasi terapeutico. Molto interessante il discorso delle “sentinelle”.
La serata molto coinvolgente e interessante.
Positivo l’incontro con persone diverse della valle e operatori.
Serata molto importante per sentire le opinioni di gente che vive in montagna.

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“- cose che non hanno funzionato/critiche”
Molto da perfezionare.
Bisogna capire di più il progetto.
Sui progetti manca comunicazione dalle istituzioni. In attesa di cose più concrete.
Speriamo non sia la sola serata e serva a risolvere almeno una cosa.

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“ ! consigli per il futuro “
La soluzione in Valle Varaita è rompere le mentalità e l’ignoranza.
Coinvolgere i giovani della valle ma anche i volontari di servizio civile in attività attraverso la formazione e la possibilità di sviluppo dell’assistenza dato che la popolazione anziana in futuro aumenterà.
Per i giovani: cercare di reinventare un lavoro!! + lavoro – fragilità!!
Se l’obiettivo del CMS è quello di “attrarre” la collaborazione di gruppi ed organizzazioni locali è necessario chiarire il “ come”, perché ad alcuni di noi non è chiaro il progetto.

rpt

“?dubbi/ perplessità”
Penso sia una bellissima iniziativa ma ancora con molti ???
Da fare: più serate, più coinvolgimento e poi proporre ai cittadini.
Tempistiche di attuazione e risorse umane da impiegare.
Difficile trovare la via giusta per aiutare … magari insieme e non giudicando.

FRAGILI: indagine sul contesto

Interviste Sindaci e Amministrazioni Comunali Valle Varaita
per il progetto #COM.VISO (SOGGETTI FRAGILI) – Maggio 2018

Bassa Valle-Varaita: Piasco e Rossana
Media Valle-Varaita: Venasca, Isasca, Brossasco, Melle e Frassino
Alta Valle-Varaita: Sampeyre, Casteldefino, Bellino e Pontechianale

La prima fase del progetto ha come obiettivo l’analisi del territorio, incontrare le amministrazioni locali (sindaci e assessori), presentare il progetto #COM.VISO (SOGGETTI FRAGILI) e fare alcune domande di carattere informativo e capire insieme a loro i bisogni di ogni territorio sul target di riferimento.

Per soggetto fragile si intende la condizione di persona anziana o adulto in difficoltà (disabilità, dipendenza, situazione famigliare debole ..) che diviene maggiormente penalizzante nel contesto montano “quando è associata ad una collocazione abitativa decentrata rispetto ai principali centri vallivi, che aumentano le difficoltà di accesso ai servii e di isolamento sociale e relazionale” (Com.Viso/descrizione dettagliata – IT/gennaio 2017). Lo spopolamento ha concorso a rendere ancora più difficile tale condizione perché le borgate spesso si presentano vuote, con le abitazioni chiuse senza opportunità di contatti umani e di occasioni aggregative.

Si è partiti dalle informazioni sulle risorse esistenti, quindi capendo quali sono le associazioni del territorio che fanno attività, momenti socialità,quindi, gli eventi e le iniziative che aggregano la comunità e quali sono di conseguenza i luoghi di incontro. Nella seconda parte ci si è focalizzati sulle risorse che mancano, più specificatamente che cosa manca per i target fragili rispetto alle attività ai luoghi e gli spazi. L’ultima fase è l’indagine sul futuro, come aumentare il coinvolgimento delle persone fragili e cosa può fare la comunità per supportarli.

La risposta delle amministrazioni è stata positiva e interessante,il tema è molto sentito ed è emersa soprattutto la mancanza di personale e di progetti che si occupino di loro, la mancanza di risorse economiche che porta alla difficoltà nella non realizzazione di eventi o attività destinate a loro e soprattutto la difficoltà negli spostamenti in alta Valle (dalla borgata al centro paese). La mentalità chiusa, la mancata volontà dei fragili di aprirsi all’altro (la paura dell’altro), la mancanza di luoghi e di spazi di aggregazione ed il troppo benessere che porta alla mancanza di aiuto reciproco e all’idea del “fare da soli”.

Per il futuro l’idea è quella di valorizzare l’esistente, aumentare i momenti di condivisione e di aggregazione (raccogliere testimonianze sul passato,foto, video e renderle evento pubblico ), creare una trattoria sociale (sedersi ai tavoli insieme a più persone, invece che soli), valorizzare lo stare insieme organizzando semplici momenti conviviali e di socialità, ridare valore alle feste di paese adattandole ai giorni nostri a cui queste persone possano partecipare e sentirsi parte della comunità .

World Cafè in media valle Varaita

 

Alle 18.00 il piazzale di Melle è ancora vuoto. Dal dehor della gelateria di fronte ci guardano come se stessimo preparando le tavolate di una cena sociale della proloco. Non sono poi così distanti. Nei piani di Paolo, questo primo world café di valle spacciato clamorosamente come apericena dovrebbe raccogliere le anime più attive della media valle Varaita. Nei piani di Silvana e Lucrezia sono previste almeno 60 persone. Sarebbe un grande risultato. Più difficile spiegare loro che non è un aperitivo gentilmente offerto dall’Europa, ma un momento conviviale durante il quale discutere di priorità. Animazione, Comunità, Prossimità recita la locandina. L’obiettivo è spiegare agli enti e alle associazioni strutturate o di volontari che cos’è il progetto #com.viso e in che modo è importante aprire dei tavoli di discussione condivisa su come sia possibile migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

Alle 18.30 ci sono 40 persone. Buono. I volti degli organizzatori si distendono. Inutile dire che sarebbe stato un flop un numero inferiore di partecipanti. Alle 19.00 ci sono 62 persone ed è ora di dare il via alla serata. Tutti si guardano increduli. Non capiscono. Sono seduti a dei tavoli da sei con delle tovaglie bianche e dei pennarelli colorati. Appesi ai muri dei manifesti con le Regole: Ascolta, Non giudicare, Rispondi spontaneamente, Rifletti. Paolo, che in occasioni come queste sa trasformarsi in un mattatore, prende la parola e spiega ai commensali di cosa si tratta. “Il Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con il Comune di Melle organizza un apericena gratuito per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni e dai volontari del territorio. L’incontro verrà moderato dai professionisti coinvolti nel progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità”.

Bene ma non benissimo. Interviene Enrico che semplifica: “Siamo qui per capire cosa possiamo fare per migliorare la vita di chi è solo. Lo faremo rispondendo a tre domande. Mentre voi discutete noi vi serviremo da bere a da mangiare in modo che restiate concentrati. Le tre domande sono: chi sono per voi le persone fragili che abitano in Valle? Quali sono i loro bisogni relazionali? Cosa serve per farli incontrare, entrare in relazione?” Meglio. Suona la campanella e si da inizio alle danze.

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Si alza un brusio fortissimo. In una normale riunione sarebbe un problema. Qui no. E’ un buon segno. Significa che il tema è caldo e che deve essere sviscerato. Significa che ci sono molti punti di vista e molte prospettive da cui osservare la questione.

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Mentre gli osti versano da bere e mettono a tavola il cibo preparato dagli Antagonisti nel locale distante giusto qualche decina di metri, i partecipanti appuntano sulle tovaglie, si scambiano di posto, approfondiscono argomenti. E bevono. E mangiano. Quando guardiamo l’orologio e sono le 21.00 non ci sembra vero che due ore siano già scivolate via. Nessuno sembra accorgersene. Soltanto il medico condotto lascia la sala per rispondere ad una chiamata urgente. Gli altri sono incollati alle sedie. Quando Paolo suona la campanella per l’ultima volta e chiude i giochi. I commensali sembrano risvegliarsi da un incantesimo. Si guardano stupiti. Si cercano con lo sguardo. Davvero siamo stati capaci di produrre così tante riflessioni?

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Riso&Sale, la dodicesima.

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Ci diamo appuntamento alle 9.30 a Brossasco. I tre furgoni nove posti sono già sul piazzale. Silvana e Lucrezia distribuiscono ordini in scioltezza e la truppa di educatori, volontari e autisti accoglie le direttive. Nell’arco di dieci minuti siamo pronti a partire. Teresa, Gabriella e gli atri prendono posto e si parte. Lungo la salita verso il colle dell’Agnello tiriamo su altri partecipanti. Francis e prende posto nella fila di mezzo e non serve molto per fargli raccontare la sua gioventù da Marsigliese e gli ultimi anni vissuti in valle quando è tornato. Anche Gabriella è un fiume: gli studi a Savona, gli amori a Milano e la bella Torino. Salgo e scendo dai tre furgoni per fare amicizia e presentarmi. E’ importante quando si fanno le riprese e si vogliono raccogliere immagini spontanee. Man mano che si sale l’atmosfera si fa festosa. Vorremmo anche scendere per fare la foto di rito al confine, ma c’è troppo vento. E come al solito dal versante italiano salgono rapide le nuvole, mentre il cielo di quello francese è ancora terso. “L’avete messa la crema?” Certo Silvana. Arrivati al rifugio ci accoglie la delegazione di francesi con fisarmonica e foulard tricolori al collo. “Mi raccomando, niente pastis all’aperitivo!” Certo Silvana. Quasi tutti approvano tranne alcuni per cui è davvero impossibile resistere al richiamo dell’anice in alta quota. Ma sono bravi e non si fanno vedere. Sulla balconata esposta al sole l’orchestrina prepara la mercanzia e maneggia con i cavi e gli strumenti. Escono le prime caraffe di aperitivo analcolico. A poco a poco la timidezza lascia spazio alla curiosità. Si formano dei gruppetti che dialogano in francese o italiano. Alcuni con orgoglio scelgono il patuà, simbolo vero di una prossimità che da sempre supera confini e divisioni. Arrivano i primi piatti e poi i secondi. Il sole sostiene vigoroso la giornata. Al termine del pasto i più arditi ballano e cantano. Gli altri si raccolgono attorno alle lunghe tavolate per gicare. Chi a Tresette, chi a Ramino, chi alla Dama. Qualche Genepì scivola sotto banco. Nessuno è escluso nessuno è solo. Sui sentieri del contrabbando si rinnova anche quest’anno Riso e Sale. Un format semplice che forse per questo riesce a conquistare tutti i partecipanti.

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