Scambio di competenze

#com.viso impatta fortemente su Saluzzo perché andrà a sostenere la creazione di un centro giovani di matrice europea. Un luogo nel quale non si fanno cose per i giovani, ma i giovani operano e contribuiscono al benessere della comunità attraverso proposte ed iniziative direttamente attivate e gestite da loro. Una grande centrale operativa del territorio capace di essere punto di riferimento culturale. Paolo Caraccio, il comandante della nave, ha quindi proposto di organizzare due giornate di formazione orizzontale è condividere metodi e le modalità di gestione di gruppi per facilitare i processi decisionali utilizzati nei rispettivi versanti del Monviso, e definire quindi uno strumento essenziale dell’animatore sociale. Vogliamo qui di seguito descrivere gli elementi più significativi.

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METAPLAN. Un metodo formale che tende a contenere la dimensione espressiva a favore di quella ragionata. Facciamo un esempio. Scrivete un post-it per ogni domanda. Ad esempio: quali sono gli scopi dell’animazione partecipativa? Ogni partecipante risponde e l’animatore raccoglie tutti i post-it, cioè i pensieri individuali, che verranno letti pubblicamente e appiccicati su un wall. Successivamente i partecipanti vengono invitati ad avvicinarsi alla lavagna. Istintivamente ognuno andrà a cercare i post-it che esprimono un concetto simile al proprio. Si procederà quindi spostando il proprio pensiero per avvicinarlo ai post-it più prossimi. Seconda domanda. Seconda selezione. E’ importante che l’animatore non intervenga affinché la strada non sia contaminata dalla leadership, ma resti un processo orizzontale. Si procede nello stesso modo per ogni domanda fino al termine della ricerca. L’obiettivo del metaplan non è raggiungere un risultato definito, ma far confluire le idee in una direzione finalizzata ad una sintesi comune. Il metaplan è molto efficace quando ci si trova ad operare in un gruppo estremamente eterogeneo.

ABACO DI REGNIER. Uno strumento visivo che viene spesso utilizzato nella gestione dei gruppi perché facilita il processo decisionale e la contrattazione collettiva. E’ stato inventato da François Régnier, dottore in medicina. Le prime versioni erano costituite da una griglia e da cubi colorati. La versione informatica consente un’elaborazione più rapida delle informazioni. Funziona così: viene proposta una serie di affermazioni ad un gruppo di persone, anche numeroso. Ogni partecipante risponde a ciascuna affermazione usando un codice colore, dal verde al bianco, a seconda del valore di riconoscibilità nell’affermazione. Ogni risposta viene raccolta in una griglia in cui progressivamente prende forma la geografia del gruppo fino a definire i caratteri maggioritari e quindi identitari.

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WORLD CAFE’. Un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità. Deve essere comunicato e gestito come un evento. Ogni world café ha quindi un nome e una gestione precisa anche in termini di allestimento. Viene ricreata l’ambientazione intima e accogliente di un caffè, con tavolini rotondi adatti ad ospitare ognuno dalle 4 alle 6 persone. I tavolini sono disposti in modo libero in una stanza e sono dotati di materiali per annotare, disegnare, scrivere, in altre parole, per fissare le idee. Ha delle regole precise: 1) concentrati su ciò che è importante; 2) contribuisci con le tue idee; 3) appassionati; 4) non giudicare; 5) ascolta per comprendere; 6) connetti le tue idee a quelle degli altri; 7) lascia una traccia; 8) divertiti. Si lancia una suggestione, uno stimolo che deve essere preciso perché condizionerà la discussione in modo determinante. Ad esempio un video, una lettura, una canzone. Presso ogni tavolo rimane un “oste” che dovrà sollecitare l’intervento di tutti i partecipanti e registrare la discussione. L’oste porge la prima domanda e ogni tavolo discute. Per per ogni discussione c’è un tempo a disposizione di circa 10 minuti al termine dei quali si cambiano i tavoli e si prosegue la discussione. L’oste ha il compito di sintetizzare la discussione al gruppo successivo in modo da favorire la contaminazione e lo scambio di idee tra un gruppo e l’altro. Il processo si conclude con una sessione plenaria in cui agli interventi di restituzione si aggiungono i commenti dei singoli partecipanti a proposito delle scoperte fatte.

 

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Inizia la formazione

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Oggi abbiamo iniziato a studiare.  Ci siamo riuniti nella Sala degli Specchi della Fondazione Amleto Bertoni per fare brainstorming totale e riflettere insieme a Giovanni Campagnoli* e Hangar Piemonte sulle modalità più opportune per raggiungere i nostri obiettivi. Per creare luoghi adeguati a realizzare processi e progetti di comunità che partano dai giovani stessi, Giovanni Campagnoli, fornisce una chiara definizione degli “spazi giovanili di matrice europea”: sono “luoghi che nascono per rispondere in particolare al bisogno dei giovani di incontrare coetanei, ma anche di svolgere attività che soddisfino le loro aspettative creative, di confronto anche con il mondo adulto, che offrano la possibilità di partecipare attivamente alla vita del luogo stesso e della comunità locale, l’apprendimento, l’orientamento, l’acquisizione di competenze e l’assunzione di un ruolo sociale nell’ambito della propria comunità”. Sono quindi “strutture guidate da animatori socioeducativi in cui tutti i giovani, inclusi quelli non appartenenti ad alcuna organizzazione ed i giovani con minori opportunità, possono incontrarsi, creare ed essere coinvolti in progetti” di crescita collettiva.
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*Autore di Riusiamo l’Italia, consulente di Hangar piemonte e project manager che lavora in spazi “non convenzionali” di accelerazione di start up giovanili innovative, in ambito culturale e creativo.