Grenoble sola andata

Arriviamo a Grenoble con mezz’ora di ritardo, ma questa volta la colpa è della coda di camion al traforo del Frejus. Olivier ci aspetta davanti alla Casemate. Entriamo e subito ci sembra di trovarci in un posto familiare. Quintine ci racconta il FabLab e ci guida negli spazi che, come ogni FabLab, è un mondo incredibilimente affascinante: stampanti 3D, banchi di taglio laser, plotter, seghe circolari e carte elettroniche Arduino. Ma soprattutto la filosofia del Do it yourself che impera, anima gli spazi e regola le attività organizzate per i giovani del territorio. La cosa interessante è che non esiste un format vero e proprio, ma ogni FabLab può essere pensato e gestito in relazione alle necessità di chi lo propone. Usciamo due ore dopo con lo zaino carico di idee.

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Nel pomeriggio, ci spostiamo in Università per una riunione tecnica e di confronto transfrontaliero. L’idea è mettere sul tavolo punti di forza e debolezze dei percorsi reciproci in modo da pianificare al meglio le strategie operative dei prossimi mesi. Qui sotto un breve report:

Saluzzo. Alberto e Letizia raccontano la loro esperienza: la politica giovanile a Saluzzo è iniziata nel 2008 quando ci siamo chiesti che cosa volesse dire lavorare con i giovani. Abbiamo iniziato facendo una mappatura e cercando di capire la relazione tra attivismo e associazionismo. Poi abbiamo confrontato la teoria sulle politiche giovanili ed i risultati della mappatura. Abbiamo capito che era importante ridurre la distanza tra giovani ed istituzioni e avviato un tavolo delle politiche giovanili locale. Abbiamo avviato azioni top down attraverso l’educativa di strada con due obiettivi: partecipazione e prevenzione sociale. L’obiettivo era costruire una visione positiva dell’educatore. Abbiamo promosso la nascita di una società di Rugby e ci siamo inventati la Weycup. Abbiamo visto aumentare il numero di ragazzi, sia player sia unpluggers. Abbiamo visto crescere le relazioni e le reti. A quel punto è stato naturale lavorare per favorire le azioni di creazione partecipata di iniziative ed eventi.

Briancon. Olivier descrive il processo di relazione tra pubblico e privato: i comuni mettevano i soldi, ma si sono progressivamente tirati indietro. Non si riescono a garantire stipendi agli educatori che quindi se ne vanno. In generale la situazione sta peggiorando. Ci sono sempre meno iniziative, scarsa volontà politica, e scarse risorse. Sia a livello locale sia nazionale. Le uniche azioni sono di carattere istituzionale come il servizio civile oppure relative a situazioni gravi di devianza. La presenza di molte associazioni culturali e sportive maschera la situazione difficile. Tutto o quasi è demandato alle 5 strutture di assistenza sociale. Olivier cerca di spiegare che è grave confondere l’azione dell’educatore con quella dell’animatore. E non è difficile comprenderne le ragioni.

Guillestrois-Queyras. Clotilde racconta il contesto che ha portato alla nascita dell’ACSSQ: le case della gioventù promosse dal ministero sono state una bella esperienza che però ha iniziato a scomparire vent’anni fa. Erano luoghi autogestiti che hanno finito per morire quando è aumentato il bisogno di controllo ed è diminuita la spinta all’iniziativa. Dunque non c’è più nulla da tempo a livello istituzionale. ACSSQ sta riempiendo questo vuoto proponendo azioni diverse: rivolte ai bambini di ludoteche; rivolte ai ragazzi donando loro delle competenze formative come fundraising per eventi e viaggi; rivolte ai più grandi di carattere culturale finalizzate allo sviluppo d’impresa individuale per farli restare (o trattenerli se tornano dopo l’Università). Recentemente i territori hanno iniziato ad aggregarsi per sopperire alle carenze e pianificare azioni intercomunali.

La riflessione generale è questa: i cambiamenti socioeconomici in corso dimostrano che più i progetti sono concreti più i giovani sono interessati a partecipare nonostante poi cerchino nella vita un contratto dipendente e vedano l’impresa individuale come un’alternativa al ribasso. Diventa quindi importante e decisivo offrire al target del progetto due opzioni:

INCUBATORE PER I LICEI: offrire degli strumenti fondamentali per orientarsi nel tempo e sul territorio in modo che possano poi fare esperienze fuori (lavoro e università nelle grandi città) e tornare più forti e consapevoli.
THINK TANK PER GLI UNIVERSITARI: orientamento. Ti racconto il mondo, come funziona, come cambia per farti capire che hai delle risorse che possono essere investite in un’impresa. Ci sono delle nicchie di mercato (anche locale/territoriale) nei grandi filoni produttivi nei quali ti puoi inserire.

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