World Cafè in media valle Varaita

 

Alle 18.00 il piazzale di Melle è ancora vuoto. Dal dehor della gelateria di fronte ci guardano come se stessimo preparando le tavolate di una cena sociale della proloco. Non sono poi così distanti. Nei piani di Paolo, questo primo world café di valle spacciato clamorosamente come apericena dovrebbe raccogliere le anime più attive della media valle Varaita. Nei piani di Silvana e Lucrezia sono previste almeno 60 persone. Sarebbe un grande risultato. Più difficile spiegare loro che non è un aperitivo gentilmente offerto dall’Europa, ma un momento conviviale durante il quale discutere di priorità. Animazione, Comunità, Prossimità recita la locandina. L’obiettivo è spiegare agli enti e alle associazioni strutturate o di volontari che cos’è il progetto #com.viso e in che modo è importante aprire dei tavoli di discussione condivisa su come sia possibile migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

Alle 18.30 ci sono 40 persone. Buono. I volti degli organizzatori si distendono. Inutile dire che sarebbe stato un flop un numero inferiore di partecipanti. Alle 19.00 ci sono 62 persone ed è ora di dare il via alla serata. Tutti si guardano increduli. Non capiscono. Sono seduti a dei tavoli da sei con delle tovaglie bianche e dei pennarelli colorati. Appesi ai muri dei manifesti con le Regole: Ascolta, Non giudicare, Rispondi spontaneamente, Rifletti. Paolo, che in occasioni come queste sa trasformarsi in un mattatore, prende la parola e spiega ai commensali di cosa si tratta. “Il Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con il Comune di Melle organizza un apericena gratuito per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni e dai volontari del territorio. L’incontro verrà moderato dai professionisti coinvolti nel progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità”.

Bene ma non benissimo. Interviene Enrico che semplifica: “Siamo qui per capire cosa possiamo fare per migliorare la vita di chi è solo. Lo faremo rispondendo a tre domande. Mentre voi discutete noi vi serviremo da bere a da mangiare in modo che restiate concentrati. Le tre domande sono: chi sono per voi le persone fragili che abitano in Valle? Quali sono i loro bisogni relazionali? Cosa serve per farli incontrare, entrare in relazione?” Meglio. Suona la campanella e si da inizio alle danze.

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Si alza un brusio fortissimo. In una normale riunione sarebbe un problema. Qui no. E’ un buon segno. Significa che il tema è caldo e che deve essere sviscerato. Significa che ci sono molti punti di vista e molte prospettive da cui osservare la questione.

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Mentre gli osti versano da bere e mettono a tavola il cibo preparato dagli Antagonisti nel locale distante giusto qualche decina di metri, i partecipanti appuntano sulle tovaglie, si scambiano di posto, approfondiscono argomenti. E bevono. E mangiano. Quando guardiamo l’orologio e sono le 21.00 non ci sembra vero che due ore siano già scivolate via. Nessuno sembra accorgersene. Soltanto il medico condotto lascia la sala per rispondere ad una chiamata urgente. Gli altri sono incollati alle sedie. Quando Paolo suona la campanella per l’ultima volta e chiude i giochi. I commensali sembrano risvegliarsi da un incantesimo. Si guardano stupiti. Si cercano con lo sguardo. Davvero siamo stati capaci di produrre così tante riflessioni?

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Riso&Sale, la dodicesima.

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Ci diamo appuntamento alle 9.30 a Brossasco. I tre furgoni nove posti sono già sul piazzale. Silvana e Lucrezia distribuiscono ordini in scioltezza e la truppa di educatori, volontari e autisti accoglie le direttive. Nell’arco di dieci minuti siamo pronti a partire. Teresa, Gabriella e gli atri prendono posto e si parte. Lungo la salita verso il colle dell’Agnello tiriamo su altri partecipanti. Francis e prende posto nella fila di mezzo e non serve molto per fargli raccontare la sua gioventù da Marsigliese e gli ultimi anni vissuti in valle quando è tornato. Anche Gabriella è un fiume: gli studi a Savona, gli amori a Milano e la bella Torino. Salgo e scendo dai tre furgoni per fare amicizia e presentarmi. E’ importante quando si fanno le riprese e si vogliono raccogliere immagini spontanee. Man mano che si sale l’atmosfera si fa festosa. Vorremmo anche scendere per fare la foto di rito al confine, ma c’è troppo vento. E come al solito dal versante italiano salgono rapide le nuvole, mentre il cielo di quello francese è ancora terso. “L’avete messa la crema?” Certo Silvana. Arrivati al rifugio ci accoglie la delegazione di francesi con fisarmonica e foulard tricolori al collo. “Mi raccomando, niente pastis all’aperitivo!” Certo Silvana. Quasi tutti approvano tranne alcuni per cui è davvero impossibile resistere al richiamo dell’anice in alta quota. Ma sono bravi e non si fanno vedere. Sulla balconata esposta al sole l’orchestrina prepara la mercanzia e maneggia con i cavi e gli strumenti. Escono le prime caraffe di aperitivo analcolico. A poco a poco la timidezza lascia spazio alla curiosità. Si formano dei gruppetti che dialogano in francese o italiano. Alcuni con orgoglio scelgono il patuà, simbolo vero di una prossimità che da sempre supera confini e divisioni. Arrivano i primi piatti e poi i secondi. Il sole sostiene vigoroso la giornata. Al termine del pasto i più arditi ballano e cantano. Gli altri si raccolgono attorno alle lunghe tavolate per gicare. Chi a Tresette, chi a Ramino, chi alla Dama. Qualche Genepì scivola sotto banco. Nessuno è escluso nessuno è solo. Sui sentieri del contrabbando si rinnova anche quest’anno Riso e Sale. Un format semplice che forse per questo riesce a conquistare tutti i partecipanti.

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Visita culturale a Saint Veran

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Sarebbe dovuta essere un’attività di “Piccolo Gruppo” tra quelle previste dal progetto rivolte al target “anziani e adulti in difficoltà”. Era tutto organizzato. Il gruppo guidato da Silvana e Pier Carlo sarebbe arrivato con i pulmini alle 10 per visitare il Musée Le Soum, uno spazio dedicato alle arti popolari e alle tradizioni della montagna. Pranzo al ristorante Le grand merchant loup e alle 14 visita alla Maison du soleil, una mini città della scienza dedicata al sole con attività rivolte a tutte le età. Sarebbe dovuta essere una giornata curiosa in cui riempire gli occhi. Purtroppo il gruppo è stato bloccato da una nevicata improvvisa ed inaspettata che la notte precedente ha imbiancato il paesaggio. I pulmini sono partiti lo stesso, impavidi e fiduciosi. Purtroppo la neve ha reso poco prudente la discesa oltre il confine del Colle dell’Agnello nonostante il passaggio dello spargisale e ha costretto la carovana a scendere. Un po’ scoraggiati hanno comunque trascorso insieme la giornata: tappa pranzo a Chianale al ristorante Le montagnard e tranquillo rientro a casa pomeridiano.