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Il y a de nombreuses façons de vivre la montagne. Nous choisissons, cette semaine du 13 au 17 février, de nous immerger au fin fond d’une vallée des terres Monviso : Le Queyras. Loin des grosses stations et des fast food, nous parions sur l’avenir en nous tournant vers le passé. Des activités nordiques respectueuses de l’environnement aux activités culinaires respectueuses de notre santé, nous faisons le choix d’être des consom’acteurs.
Parce que le développement durable peut aussi être vécu comme quelque chose de fun et de bon, dans tous les sens du terme, au menu :
> Chien de traineau, biathlon, survie en montagne, raquettes à neige de jour comme de nuits…Mais aussi,
> des activités cuisine française et italienne, traditionnelles ou moléculaire,
> Un escape game ou une soirée concert, Vivons la montagne autrement et engageons-nous pour notre futur.

Ci sono molti modi per vivere la montagna. Scegliamo, la settimana dal 13 al 17 febbraio, di immergerci profondamente in una valle del Monviso: il « Queyras ». Lontano dai grandi resort e fast food, scommettiamo sul futuro rivolgendoci al passato. Dalle attività nordiche che rispettano l’ambiente alle attività culinarie che rispettano la nostra salute, scegliamo di essere consumo’attorie Perché lo sviluppo sostenibile può anche essere vissuto come qualcosa di divertente e buono, in tutti i sensi, nel menù:
• Slitte trainate da cani, biathlon, sopravvivenza in montagna, ciaspole giorno e notte … Ma anche,
• Attività di cucina francese e italiana, tradizionale o molecolare,
• Un gioco di fuga o una serata concertistica,
Viviamo diversamente la montagna e ci impegniamo per il nostro futuro.

Mettitelo bene in testa

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I giovani interessati al progetto #com.viso partecipano alla #giornatadellamemoria2019 organizzando un appuntamento collettivo: parole e immagini forti per lanciare un monito: non c’è più tempo da perdere. In un periodo storico delicato, dove gli ultimi superstiti alla barbarie nazionalista ci stanno lasciando, crediamo nell’importanza di scuotere le coscienze rispetto a una ricorrenza fondamentale. Celebrare il Giorno della Memoria rivolgendoci primariamente ai giovani, in uno spazio realizzato grazie a fondi europei, è il nostro modo per presidiare i valori di una comunità – saluzzese, italiana e europea – capace di fare delle diversità il proprio valore aggiunto.

Per questo ricorderemo tutte le vittime (ebrei, prigionieri di guerra, oppositori politici, omosessuali, minoranze etniche, persone con disabilità), perseguitate per il solo fatto di essere venute al mondo.

Affinché ogni diversità venga brandita come inesauribile fonte di arricchimento reciproco, stimolando i giovani non solo al ricordo, bensì all’impegno quotidiano contro ogni forma di discriminazione.

METTITELO IN TESTA, per non dimenticare. METTITELO IN TESTA, perché quanto accaduto può ritornare.

Riunione Volontari della Media Valle Varaita

Martedì 15 gennaio alle 18,30 si è tenuta la prima riunione operativa con le associazioni e i volontari della media valle per il progetto #com.viso.

VENASCA 15/01/2019, UFFICIO TURISTICO

Presenti:
Lucrezia G, Silvana G (CMS)
Polito Alice (proloco Venasca)
Martino Filippo (Proloco Venasca)
Bonetto Bruna (proloco Venasca)
Gianaria Giampiero (comune Venasca)
Sismonda Mattia (Fabbrica dei suoni)
Bussone Franco (volontario)
Ballatore Oscar (vigili del fuoco)
Costa Massimo (vigili del fuoco)
Bergamini Pietro (Brossasco, centro anziani)
Giusiano Domenico (Alpini Brossasco)
Oricetti Romano (Alpini Brossasco)
Lanza Luca (Alpini Brossasco)
Barra Monica (Comune Melle)
Boschero Daniele (comune Melle)
Bertoldo Cinzia (proloco Melle)
Fogliatto Marco (proloco Melle)
Gai Mauro (CRI Melle)
Boero Francesco (comune Frassino)

Assente: Comune Isasca

E’ emerso dalla platea il bisogno di trovare dei luoghi di aggregazione in cui le persone con fragilità ed i volontari si possano incontrare.
Si è ipotizzato un ciclo di pomeriggi (martedì), presso il Segnavia-Porta di Valle- (Brossasco), dove si svolgeranno attività ludico-creative con lo scopo di creare gruppo per conoscersi meglio e fare integrazione tra volontari e persone che vivono fragilità.
Questo vorrebbe essere l’inizio di un percorso che ci porterà a progettare insieme altre attività, gite, momenti di condivisione.
Gli incontri si terranno nel pomeriggio perché è un un orario adeguato per il target di persone che parteciperà.
Inoltre, la proloco di Melle, ha proposto dei laboratori di maglia e cucito, non curati da professionisti, ma da signore anziane del luogo che possano mettere in campo la loro esperienza per trasmetterla agli altri.
La Fabbrica dei suoni dà la sua disponibilità in attività legate alla musica (ad es. corsi legati all’ascolto,costruzione di strumenti musicali ecc..).
Marco Fogliatto propone un corso di Mindfulness legato alle emozioni e alcuni volontari sottolineano la loro disponibilità nei trasporti.
E’ stata una serata partecipata e attiva,conclusasi con l’accordo di tenerci in contatto per l’inizio dei laboratori al Segnavia e per qualsiasi altra iniziativa, sia da parte delle operatrici che dei volontari.

Lucrezia e Silvana

6 mesi di #SPAZIOGIOVANI

Tra gli obiettivi di #com.viso c’è la realizzazione a Saluzzo di un centro giovanile di matrice europea, di un luogo che sappia rispondere in particolare al bisogno dei giovani di incontrare coetanei, ma anche di svolgere attività che soddisfino le loro aspettative creative, di confronto anche con il mondo adulto, che offrano la possibilità di partecipare attivamente alla vita del luogo stesso e della comunità locale, l’apprendimento,
l’orientamento, l’acquisizione di competenze e l’assunzione di un ruolo sociale nell’ambito della propria. C’è ancora molta strada da fare, ma l’apertura dello #spaziogiovani è stato il primo passo per il Polo che aprirà i battenti nei prossimi anni.

In questi mesi sono state organizzate iniziative molto differenti tra loro, ma tutte richiamano alle linee guida innovative di cui il progetto #com.viso è fautore: far crescere comunità competenti e capaci di offrire risposte nuove ai bisogni sociali, come ad esempio la salute, il welfare, la mobilità, la connettività, e l’abitare.

12 maggio 2018 – inaugurazione

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A partire da Settembre 2018 – Un appuntamento informale per incontrare gli educatori

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Ottobre 2018 – Una call per nuove proposte progettuali condivise

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Novembre 2018 – Un laboratorio creativo di riciclo della carta

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Dicembre 2018 – Un appuntamento locale per un evento mondiale

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Dicembre 2018 – Attività di Social Mapping rivolta agli studenti delle scuole secondarie

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WORLD CAFE’ ALTA VALLE VARAITA – report

Il 4 ottobre alle 18,30 il Consorzio Monviso Solidale ha organizzato un apericena gratuito al Monte Nebin (Sampeyre) per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in alta Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni, dai cittadini e volontari del territorio in relazione ai temi del progetto.
L’incontro è stato moderato da professionisti del progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità.
L’obiettivo è stato spiegare agli enti e alle associazioni strutturate o di volontari che cos’è il progetto #com.viso e l’importanza di aprire dei tavoli di riflessione e dialogo su come sia possibile migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

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Hanno partecipato all’incontro 36 persone e le domande su cui si è lavorato sono le seguenti:
1)“Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?” 2) “Quali sono i bisogni relazionali , e sociali delle persone fragili?
3) “Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?”

DI SEGUITO LE RISPOSTE:

1. “Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?”

Secondo la platea le persone fragili in valle sono innanzitutto anziani e adulti in difficoltà, in particolare adulti rimasti senza lavoro e con dipendenze. Questi adulti non partecipano alla vita sociale di comunità e tendono ad un progressivo isolamento. Le fragilità non riguardano categorie predefinite ma dipendono dalle condizioni di vita anche temporanee delle persone. Possono quindi essere in condizioni di fragilità
bambini, adulti e anziani. Riguardo alle persone anziane che abitano l’alta valle si segnala che per poterle aiutare occorre innanzitutto capire il modo in cui vivono, in quanto la mentalità e lo stile di vita richiedono particolare attenzione e tempo per acquisire la loro fiducia e poter instaurare relazioni d’aiuto.
Tra le cause della fragilità vengono riconosciute la malattia e l’isolamento (sia per il giovane che l’anziano),le dipendenze, la povertà e la violenza in famiglia.
La platea evidenzia inoltre come le tipologie di fragilità impattino in maniera diversa a seconda del contesto. Ad esempio nell’alta valle lo spopolamento determina maggiori problematiche di isolamento delle persone anziane, mentre la media e la bassa valle, percepite come realtà economicamente più sviluppate, vivono fragilità diverse.

2. “Quali sono i bisogni relazionali, e sociali delle persone fragili?
Il primo bisogno individuato dalla platea è quello di costruire relazioni di fiducia per superare la diffidenza che ostacola la possibilità di entrare in relazione con le persone. Ad esempio l’utilizzo del dialetto locale può facilitare l’apertura verso l’altro.
Viene segnalata l’importanza della cura di occasioni di aggregazione quale ad esempio ripristinare i momenti di utilizzo del forno comune che creavano condivisione e socialità naturale.
Un obiettivo sul quale lavorare è rendere maggiormente inclusive le attività già presenti sul territorio alle quali difficilmente partecipano le persone e le famiglie più fragili che vivono in condizioni di marginalità.
La platea segnala quanto le rigide condizioni ambientali invernali aggravino le situazioni di isolamento e fragilità soprattutto per le persone anziane.

3. “Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?”
In generale emerge una richiesta di servizi più efficienti e più facilmente accessibili. Viene portato l’esempio del servizio infermieristico che esiste ma è più difficilmente fruibile dalle persone dell’alta valle. Occorre lavorare per costruire relazioni di fiducia e superare la diffidenza tra persone che non si conoscono.
Servirebbe anche sviluppare una maggiore collaborazione tra i servizi deputati ad occuparsi della fragilità delle persone e i soggetti della comunità. Creare una rete di solidarietà sociale con la funzione di “sentinelle” e cioè in grado di comunicare tempestivamente eventuali difficoltà rilevate sul territorio. La prospettiva è quella di animare una comunità che si prenda cura dell’altro.
Il gruppo segnala l’importanza di lavorare sulla continuità e durata nel tempo delle relazioni d’aiuto instaurate a livello territoriale, sia da parte dei servizi che di eventuali volontari e sempre in stretta relazione con la realtà in cui vive la persona fragile.
Rispetto alle associazioni, si osserva che tendono a creare dinamiche esclusive ed occorrerebbe lavorare per un maggior orientamento delle stesse verso l’altro.
E’ importante anche valorizzare i momenti di condivisione e socialità quali occasioni di sviluppo del senso di appartenenza sia per la comunità che per le persone che vivono in condizioni di marginalità.
Infine si ribadisce l’importanza di mantenere e rafforzare i servizi di assistenza domiciliare.

 

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VALUTAZIONE DELLA GIORNATA

E’ stato chiesto ai partecipanti di esprimere in uscita una valutazione anonima del momento formativo applicando dei post it all’interno di un cartellone con i segni “+ impressioni positive” “- cose che non hanno funzionato/critiche” “ ! consigli per il futuro “ “?dubbi/ perplessità” e questi sono i risultati:

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“+ impressioni positive”
Interessante serata. Da rifare!
Serata molto piacevole e costruttiva. Secondo me ottima partenza. Sicuramente insieme si lavora meglio e lo vedo anche come un modo per unire diverse comunità.
Bella occasione per scambiarsi idee liberamente.
Interazioni.
Molto interessante, difficile da risolvere. Importante è provarci.
Serata da ripetere! Da fare c’è molto, il coinvolgimento deve essere di tutte le associazioni. Innanzitutto bisogna capire e comprendere (la mancanza). Mancanza in senso di rassegnazione. L’anziano si sente inutile e a volte si abbandona a se stesso.
E’ stato un buon inizio.
La serata è stata positiva perché si è provato a dare idee.
Molto interessante la discussione con diverse persone, speriamo in un buon esito che possa servire.
Interessante modalità per estrapolare i dati e per creare un’atmosfera produttiva.
Credo sia stata utile per scambiare idee! Spero serva veramente.
Serata molto interessante. Si è parlato di argomenti importanti con persone che non si conoscevano. Serata OK! Aspettiamo le vostre idee.
Secondo me è stata una serata molto interessante proprio perché abbiamo avuto un confronto con le “autorità” al nostro pari. Se questo progetto riesce ad avere uno sbocco, secondo me si può aiutare molta gente (dal giovane all’anziano).
Serata positiva, ma senza la disamina del progetto con le sue linee guida.
Esperimento molto interessante, da riproporre. Quasi terapeutico. Molto interessante il discorso delle “sentinelle”.
La serata molto coinvolgente e interessante.
Positivo l’incontro con persone diverse della valle e operatori.
Serata molto importante per sentire le opinioni di gente che vive in montagna.

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“- cose che non hanno funzionato/critiche”
Molto da perfezionare.
Bisogna capire di più il progetto.
Sui progetti manca comunicazione dalle istituzioni. In attesa di cose più concrete.
Speriamo non sia la sola serata e serva a risolvere almeno una cosa.

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“ ! consigli per il futuro “
La soluzione in Valle Varaita è rompere le mentalità e l’ignoranza.
Coinvolgere i giovani della valle ma anche i volontari di servizio civile in attività attraverso la formazione e la possibilità di sviluppo dell’assistenza dato che la popolazione anziana in futuro aumenterà.
Per i giovani: cercare di reinventare un lavoro!! + lavoro – fragilità!!
Se l’obiettivo del CMS è quello di “attrarre” la collaborazione di gruppi ed organizzazioni locali è necessario chiarire il “ come”, perché ad alcuni di noi non è chiaro il progetto.

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“?dubbi/ perplessità”
Penso sia una bellissima iniziativa ma ancora con molti ???
Da fare: più serate, più coinvolgimento e poi proporre ai cittadini.
Tempistiche di attuazione e risorse umane da impiegare.
Difficile trovare la via giusta per aiutare … magari insieme e non giudicando.

HANGAR Lab – reinventare il futuro

Tra il dire e il fare.  Portaci la tua idea!

“Hangar reinventare il futuro” propone un percorso di laboratori con l’obiettivo di fornire strumenti tecnico gestionali applicati alla progettazione culturale e sociale. Le attività si inseriscono nell’ambito delle attività di formazione prevista dal progetto Alcotra #com.viso che vuole offrire ai giovani del territorio un’opportunità di sviluppo imprenditivo delle idee.

Le iscrizioni e candidature termineranno lunedì 22 ottobre alle ore 12. I selezionati verranno comunicati Mercoledì 24 ottobre.

LUOGO: Spazio Giovani – piazza Montebello 1 – 12037 SALUZZO
CONTATTI: Approssimazioni – 3662577022 – approssimazioni@gmail.com

GIOVEDÌ 18 ottobre:
18:30 : PRESENTAZIONE PROGETTO FORMATIVO
19:30 : Aperitivo

Venerdì 26 ottobre:
9.00 – 13.00 | BUSINESS MODEL CHE?
Che cos’é il business model canvas: descrizione degli strumenti gestionali per monitorare obiettivi e risultati attesi.
Francesca Vanzetti
Da 20 anni si occupa di progettare e gestire servizi di supporto all’imprenditorialità per enti pubblici e soggetti privati. Idea e realizza momenti di animazione territoriale, workshop sul fare impresa, sul business model canvas, sul business plan, sull’analisi della fattibilità economico-finanziaria dei progetti. Competenze che mette ogni giorno a disposizione di Hangar.

14.00 – 18.00 | L’IDEA NON BASTA
Che cos’é un progetto culturale: obiettivi, strategie e risultati attesi, definizione del portfolio prodotti.
Giovanni Campagnoli
Docente di economia, formatore, ricercatore e consulente di processo per start up innovative culturali e sociali, è l’esperto di project management di Hangar. Specializzato sui temi della rigenerazione urbana, con uno sguardo attento alle politiche giovanili, ha firmato il libro “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, edito dal Gruppo24ore. Per il Mibact cura l’Osservatorio on line per il riuso degli spazi a fini creativi, artistici e culturali

Venerdì 9 novembre
9.00 – 13.00 | CHI MI AMA MI SEGUA.
Chi sono i tuoi potenziali donatori? Organizzazione e individuazione di una strategia di fundraising.
Alberto Cuttica
Esperto di pianificazione della raccolta fondi, è docente in corsi universitari, seminari, workshop a livello nazionale e internazionale su tematiche legate a fundraising, crowdfunding, progettazione, gestione e rapporti profit/non profit. Socio dell’Associazione Italiana Fundraiser, si occupa di filantropia strategica e di analisi e sviluppo organizzativo.

14.00 – 18.00 | MA COME TE LO DEVO DIRE?
Branding e posizionamento per una strategia di comunicazione offline e digitale.
Sara Bigazzi
Esperta di strategie di comunicazione, brand care e design thinking, svolge attività di consulenza e formazione per grandi marchi, enti pubblici e privati, in ambito profit e non profit. È ideatrice e organizzatrice del Freelance Day e per Hangar ha concepito svariati format fra cui il Culture Innovation Day, una giornata evento sui temi dell’innovazione per la cultura.

Venerdì 23 novembre
10.00 – 13.00 | COSA C’E’ DI NUOVO?
L’avvio di imprese creative culturali e sociali tra innovazione e tradizione.
Matteo Bartolomeo
Laureato in Economia e Commercio, ha conseguito un Master europeo in gestione ambientale. Esperto di innovazione sostenibile, green economy e stakeholder engagement e corporate social responsibility, è tra i fondatori della società Avanzi, di cui oggi è Presidente. Docente a contratto in Economica dell’Ambiente e dei Beni Pubblici (Facoltà di Architettura e Società) al Politecnico di Milano. Valutatore per la European Agency for Competitiveness and Innovation, agenzia della Commissione Europea.

14.00 – 18.00 | INSIEME CE LA FAREMO, DIVISI CADREMO.
Cultura, sviluppo locale e valorizzazione del territorio attraverso costruzioni di reti.
Bertram Niessen
Segue lo sviluppo di cheFare, prima come Project Manager ed oggi come Direttore Scientifico e Presidente. In quanto docente, autore e progettista si occupa di uno spettro ampio di argomenti: spazi urbani, economia della cultura, DIY 2.0 e manifattura distribuita, culture della rete e della collaborazione, innovazione dal basso, arte elettronica. Al cuore di tutto c’è un forte interesse per l’intersezione tra cultura, tecnologia e società, e la convinzione che ci sia il bisogno di nuove forme di azione sociale e politica.

Venerdì 30 novembre
14.00 – 18.00 | TIRIAMO LE SOMME
CO-CREATIVE LAB
I Co-creative Lab sono laboratori di incontro tra professionalità e settori diversi per lo sviluppo di idee innovative. Laboratorio finale “co-creative lab” sul potenziale di sviluppo locale con il mix tra cultura, welfare e turismo sostenibile ed enogastronomia (con Alberto Cuttica e Francesca Vanzetti).

MaB Camp: atto finale

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Abbiamo organizzato una giornata di restituzione per comprendere e condividere le proposte concrete emerse durante il Camp. Un appuntamento rivolto a amministratori, istituzioni, famiglie e cittadinanza, in cui i ragazzi hanno presentato gli obiettivi e le azioni da loro elaborati (visualizza qui il report). E’ stata un’occasione per riflettere insieme sul futuro e sulle opportunità della Riserva della Biosfera del Monviso, attraverso il dialogo e il confronto con enti e istituzioni presenti.

Abbiamo invitato un giornalista, Maurizio Pagliassotti de Il Manifesto, e gli abbiamo chiesto di scrivere, non un articolo, ma un testo che restituisse, dal suo punto di vista e meglio di quanto avremmo potuto fare noi, quanto successo:

Nugoli di biciclette attraversano il centro storico di Saluzzo e si dirigono verso le campagne traboccanti di alberi da frutto. Condotte dal prototipo dell’uomo nero che giunge da lontano, il migrante che cerca lavoro, una figura eterna ed eternamente avversata.

Poco distante, in quella che fu un caserma che ancora oggi espone orgogliosamente le medaglie d’oro conquistate in lontane battaglie, i partecipanti del Mab Unesco Monviso Youth Camp, tenutosi dal 9 al 13 luglio della scorsa estate, compiono la valutazione finale della loro esperienza. Laddove la gioventù incrocia la complessità odierna impugnando gli strumenti della pedagogia non convenzionale sgorgano fiumi di retorica. Eppure nel tempo delle post ideologie, nel tempo degli uomini neri che vengono venduti come invasori, nel tempo dei cambiamenti epocali dettati dal lento incedere della tecnologia da cui siamo dipendenti, questi inutili, retorici, campi di formazione divengono indispensabili “punti di paradiso all’interno dell’inferno dei viventi che vive qui ed ora”. Forse Italo Calvino, i grandi pensatori vengono sempre citati quando le loro idee sono rimosse, avrebbe ascoltato volentieri queste semplici e ingenue riflessioni di ragazzi, i toni sempre entusiasti degli educatori, l’aplomb istituzionale di chi mette le risorse affinché “i punti di paradiso” resistano. Forse avrebbe perfino fatto parte di un campeggio “dove ci lavavamo nel fiume e discutevamo sui problemi della sostenibilità ambientale”.

Ho fatto l’educatore ambientale per circa dieci anni, a Pracatinat. Mi permetto quindi di parlare in prima persona: mi è stato chiesto di scrivere un articolo, ma non posso resistere alla tentazione di raccontare quello che ho visto a Saluzzo attraverso la mia lente professionale, e umana.

Ricordo bene quali erano le settimane che non funzionavano e perché. E’ un sentimento che erompe proprio nel momento conclusivo, quando ci sono da tirare le somme di cosa si è fatto e ci si trascina di silenzio in silenzio per qualche decina di minuti.

Ricordo altrettanto bene le settimane che funzionavano: c’era quell’energia positiva, quella voglia di raccontare, di parlare, l’entusiasmo dell’obbiettivo raggiunto che si materializzava in fiumi di aneddoti, aggettivi, riflessioni, un’orgogliosa logorrea che magari annoia qualche adulto che ha “altro da fare”.

Quel sabato mattina a Saluzzo, ho incrociato chiaramente una settimana ben riuscita. Ho trovato esattamente quella voglia di raccontare – a me, che ero un estraneo piombato lì a fare domande che potevano ricevere qualsiasi risposta – “le cose”. Perché “le cose” dette, fatte, pensate, erompevano come stelle brillanti nel buio della notte. Retorica, si dirà. Eppure mi sovviene il pensiero che tutti coloro che sono seduti in questa sala potrebbero essere da un’altra parte, a fare altre vite con altri redditi. Coloro che sono dentro questa sala hanno fatto una scelta: che può essere valutata come “romantica”, “utopistica”, “irreale”. Ovvero tutte quelle caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani quando decidono di essere avanguardie. Mischiando i nomi a caso, senza sapere chi siano o cosa facciano, emerge la figura di un organismo, una sorta di rete biologica che si tiene insieme, in cui non vi sono nodi più pesanti di altri: pare che questo sia lo schema della vita e, molto più prosaicamente, delle reti neurali e di internet.
L’assessore, l’operatrice ASL che lavora con le fragilità, la ragazzina spensierata che corre in montagna, l’educatrice francese che accompagna il suo gruppo, il genitore curioso, l’educatore italiano “preso bene”, tutti tengono insieme un organismo che si è dato uno scopo che non vale nulla e vale tutto. I poveri filosofi greci non comprenderebbero bene la trasformazione di significato afferente al termine “valore”. Meno male che non vedono, meno male che non sentono. Il valore de “sensibilizzare sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e del programma MaB Unesco, con l’obiettivo di dare ai giovani una possibilità di incontro e condivisione”; il valore de “rafforzare la partecipazione dei giovani e il loro coinvolgimento nella gestione della Riserva della Biosfera dl Monviso, contribuendo a renderli agenti del cambiamento e della promozione di una società più equa e sostenibile”; il valore de “vivere un’esperienza di gruppo unica con coetanei italiani e francesi, all’aperto e a stretto contatto con la natura”.

Per carpire questi “valori” una quindicina di adolescenti italiani e un po’ meno di francesi sono stati portati in alta montagna, nella Riserva Transfrontaliera del Monviso, e lì hanno costruito la conoscenza. I bei tempi delle lezioni frontali che hanno fatto stramazzare l’attenzione di generazione di adolescenti, almeno lassù ai piedi del Monviso, devono essere stati solo un lontano incubo.

Kevin Kelly è uno scrittore, fotografo statunitense, cofondatore della rivista Wired di cui è stato anche direttore. Di fatto è il massimo esponente della cyber cultura vivente. Si ricorda, tra gli altri, il suo profetico saggio sul “nuovo reame delle macchine” del 1998 “Out of control”. Il suo ultimo libro, pubblicato in Italia da “Il Saggiatore”, ha un titolo inequivocabile: “Inevitabile”. A pag. 48 scrive un passaggio che mi sovviene mentre ascolto l’interessante rielaborazione del secondo gruppo di lavoro, laddove affrontano il problema dell’interazione uomo-intelligenza artificiale e mi spiegano con dovizia di particolari perché un social come Instagram sia fondamentale per il raggiungimento di un macro risultato quale “la sostenibilità economica sociale dello sviluppo”.
Scrive Kelly: “La tecnologia del cloud diventerà sempre più radicata nella nostra quotidianità, ma a un prezzo: la tecnologia dei cloud rafforza la regola dei rendimenti crescenti, che a volte viene anche chiamata effetto rete secondo cui il valore della rete aumenta più velocemente all’incrementarsi delle dimensioni. Più grande è la rete, più sarà allettante per nuovi utenti, i quali la renderanno ancora più grande, quindi più attraente e così via”.
Non esiste rappresentazione più plastica della plenaria a cui assisto: il gruppo francese, capeggiato da due accompagnatori, personale politico, due dottoresse della ASL di Cuneo, curiosi, giornalisti, i ragazzi, la debordante presenza tecno social che genera l’indispensabile interazione cibernetica. Le operatrici dell’ASL 1 di Cuneo che sono impegnate nel progetto “Cantiere adolescenti” mi spiegano che hanno partecipato attivamente a questa iniziativa per “prevenire le fragilità prima che queste si manifestino”. Concettualmente è un salto logico non da poco, almeno per me. “Questo perché – prosegue – con questi progetti sfruttiamo la realtà come campo dell’esperienza, perché qui si origina un sapere formativo”.
Non saprei dire se le giovanissime Arianna e Roberta abbiano chiaro il concetto di “realtà come campo dell’esperienza”, ma credo che mentre mi illustrano le potenzialità dei social in questo campo forse ci troviamo di fronte al sopracitato aumento di valore all’aumentare delle dimensioni.
Forse sono degli idealisti crociani questi personaggi. Il giovane assessore alle politiche giovanili Andrea Momberto mi illustra un concetto apparentemente ossimorico: “la competitività per la sostenibilità”. Ma nel momento in cui aggiunge che Saluzzo “è un laboratorio per ogni sperimentazione volta ad una sostenibilità etica dell’economia”, capisco dove stanno andando. E, in tal senso, vedo di fronte a me un politico piuttosto orgoglioso di quello che fa, della via che si sono inventati nel suo comune – Saluzzo è una città scaraventata dalla globalizzazione e dai relativi processi migratori al centro della storia dell’occidente che reagisce e cresce – coinvolgendo i francesi dell’Association Culturelle Sociale et Sportive du Queyras e il Mjc du Briancon: partners che vivono appena al di là del confine e che, come dice Nassire Hadjout, “operano con una visione dinamica dei problemi”. Traduzione: nessuna chiusura, nessun muro, bensì apertura ai problemi e alle loro complessità con un’ottica costruttiva e non demolitiva.

Può essere che tutto questo altro non sia che un barnum delle buone intenzioni, può essere che l’idealismo crociano venga scambiato per ideologismo tout court e quindi cestinato da una sbrigativa lettura post novecentesca: tutto i pregiudizi negativi su questo tipo di formazione sono leciti. Ma vedere l’entusiasmo di queste persone, un tempo si sarebbero chiamate “avanguardie”, rinfranca l’anima.