Un nuovo spazio giovani

Nelle ultime settimane ha preso il via la progettazione del nuovo spazio giovani all’interno della struttura Ex caserma Musso, nei locali al piano terra che ospitavano il museo Amleto Bertoni. La realizzazione di questo spazio è un obiettivo del progetto #com.viso e verrà effettuata con la partecipazione dei futuri destinatari. Alberto e Letizia, gli educatori territoriali, hanno infatti coinvolto i giovani fin dall’inizio, organizzando una serie di incontri per raccogliere i desideri e le aspettative dei ragazzi da inoltrare allo studio Martina di Manta che si occuperà della progettazione.

Dopo un primo incontro preliminare tra gli architetti e gli educatori, a cui ha partecipato anche l’assessore Andrea Momberto, i ragazzi sono stati invitati nello studio per visionare il progetto in corso e confermare o meno quanto era emerso nelle prime riunioni. Lo spazio ospiterà una sala prove musicale ed è stato immaginato come versatile e accogliente, in modo da essere adattato alle esigenze di tutti i fruitori.

L’aspetto interessante è che si sta lavorando in un’ottica di recupero di materiali già esistenti e stoccati nei magazzini comunali. Tavoli, sedie e scaffali che presto riprenderanno vita anche grazie all’intervento diretto dei ragazzi ai quali verrà affidato il compito di riabilitare i vecchi mobili caduti in disuso e arredare al meglio uno spazio destinato a tutti.

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Grenoble sola andata

Arriviamo a Grenoble con mezz’ora di ritardo, ma questa volta la colpa è della coda di camion al traforo del Frejus. Olivier ci aspetta davanti alla Casemate. Entriamo e subito ci sembra di trovarci in un posto familiare. Quintine ci racconta il FabLab e ci guida negli spazi che, come ogni FabLab, è un mondo incredibilimente affascinante: stampanti 3D, banchi di taglio laser, plotter, seghe circolari e carte elettroniche Arduino. Ma soprattutto la filosofia del Do it yourself che impera, anima gli spazi e regola le attività organizzate per i giovani del territorio. La cosa interessante è che non esiste un format vero e proprio, ma ogni FabLab può essere pensato e gestito in relazione alle necessità di chi lo propone. Usciamo due ore dopo con lo zaino carico di idee.

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Nel pomeriggio, ci spostiamo in Università per una riunione tecnica e di confronto transfrontaliero. L’idea è mettere sul tavolo punti di forza e debolezze dei percorsi reciproci in modo da pianificare al meglio le strategie operative dei prossimi mesi. Qui sotto un breve report:

Saluzzo. Alberto e Letizia raccontano la loro esperienza: la politica giovanile a Saluzzo è iniziata nel 2008 quando ci siamo chiesti che cosa volesse dire lavorare con i giovani. Abbiamo iniziato facendo una mappatura e cercando di capire la relazione tra attivismo e associazionismo. Poi abbiamo confrontato la teoria sulle politiche giovanili ed i risultati della mappatura. Abbiamo capito che era importante ridurre la distanza tra giovani ed istituzioni e avviato un tavolo delle politiche giovanili locale. Abbiamo avviato azioni top down attraverso l’educativa di strada con due obiettivi: partecipazione e prevenzione sociale. L’obiettivo era costruire una visione positiva dell’educatore. Abbiamo promosso la nascita di una società di Rugby e ci siamo inventati la Weycup. Abbiamo visto aumentare il numero di ragazzi, sia player sia unpluggers. Abbiamo visto crescere le relazioni e le reti. A quel punto è stato naturale lavorare per favorire le azioni di creazione partecipata di iniziative ed eventi.

Briancon. Olivier descrive il processo di relazione tra pubblico e privato: i comuni mettevano i soldi, ma si sono progressivamente tirati indietro. Non si riescono a garantire stipendi agli educatori che quindi se ne vanno. In generale la situazione sta peggiorando. Ci sono sempre meno iniziative, scarsa volontà politica, e scarse risorse. Sia a livello locale sia nazionale. Le uniche azioni sono di carattere istituzionale come il servizio civile oppure relative a situazioni gravi di devianza. La presenza di molte associazioni culturali e sportive maschera la situazione difficile. Tutto o quasi è demandato alle 5 strutture di assistenza sociale. Olivier cerca di spiegare che è grave confondere l’azione dell’educatore con quella dell’animatore. E non è difficile comprenderne le ragioni.

Guillestrois-Queyras. Clotilde racconta il contesto che ha portato alla nascita dell’ACSSQ: le case della gioventù promosse dal ministero sono state una bella esperienza che però ha iniziato a scomparire vent’anni fa. Erano luoghi autogestiti che hanno finito per morire quando è aumentato il bisogno di controllo ed è diminuita la spinta all’iniziativa. Dunque non c’è più nulla da tempo a livello istituzionale. ACSSQ sta riempiendo questo vuoto proponendo azioni diverse: rivolte ai bambini di ludoteche; rivolte ai ragazzi donando loro delle competenze formative come fundraising per eventi e viaggi; rivolte ai più grandi di carattere culturale finalizzate allo sviluppo d’impresa individuale per farli restare (o trattenerli se tornano dopo l’Università). Recentemente i territori hanno iniziato ad aggregarsi per sopperire alle carenze e pianificare azioni intercomunali.

La riflessione generale è questa: i cambiamenti socioeconomici in corso dimostrano che più i progetti sono concreti più i giovani sono interessati a partecipare nonostante poi cerchino nella vita un contratto dipendente e vedano l’impresa individuale come un’alternativa al ribasso. Diventa quindi importante e decisivo offrire al target del progetto due opzioni:

INCUBATORE PER I LICEI: offrire degli strumenti fondamentali per orientarsi nel tempo e sul territorio in modo che possano poi fare esperienze fuori (lavoro e università nelle grandi città) e tornare più forti e consapevoli.
THINK TANK PER GLI UNIVERSITARI: orientamento. Ti racconto il mondo, come funziona, come cambia per farti capire che hai delle risorse che possono essere investite in un’impresa. Ci sono delle nicchie di mercato (anche locale/territoriale) nei grandi filoni produttivi nei quali ti puoi inserire.

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prove di benchmarking

La carovana si da appuntamento alle 9.30 a Torino. Ad aspettarci Valeria Dinamo e Valeria Spada di Hangar Piemonte. Saranno loro i ciceroni di questa giornata di studio degli spazi più innovativi che offre la città. Il primo che visitiamo è Toolbox Coworking, un hub creativo dedicato al lavoro che promuove la collaborazione, la serendipity e la cross-disciplinarietà, una vera e propria piattaforma abilitante per dare forma a nuove idee di business, allargare la rete professionale e dare forza ai progetti. Alla base di Toolbox c’è un’idea imprenditoriale forse un po’ distante dalle logiche del nostro progetto, ma ci portiamo a casa alcune intuizioni molto utili. Per esempio che il senso del coworking è fare massa critica oltre a creare una comunità di professionisti. Per esempio che è fondamentale lavorare sulla creazione dei significati, dichiarare i valori di cui si è veicolo e lavorare sulla rassicurazione emotiva di ci frequenta uno spazio. Che cosa significa per la gente frequentare uno spazio? Più la risposta è organizzata, più lo spazio funziona.

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Seconda manche. Social Fare, rinascimenti sociali, il Centro per l’Innovazione Sociale che progetta e supporta idee e soluzioni innovative per rispondere alle sfide sociali contemporanee. Un hub di innovatori sociali che applicano il design sistemico e il design thinking per portare sul territorio sperimentazioni scalabili capaci di sviluppare servizi di comunità, accelerino imprenditorialità sociale, costruiscano sostenibilità, reti e finanza a impatto sociale.

Pausa pranzo. Ci spostiamo ai laboratori di Barriera in Via Baltea 3, un luogo multifunzionale con laboratori artigianali, un’attività di ristorazione e spazi per i servizi per i cittadini ed il quartiere. Sorge nei locali di una ex tipografia storica della città che è stata completamente riqualificata ed oggi offre spazi ed emozioni a misura d’uomo. Via Baltea 3 ha come scopo quello di riuscire a integrare le attività commerciali e produttive con un’attenzione particolare all’aspetto della socialità e della costruzione di relazioni solidali e di qualità. Uno dei fili conduttori è quello della produzione e autoproduzione: nei Laboratori di Barriera si producono beni e servizi, ma sono anche luoghi in cui si intende promuovere il riciclo, l’autoriparazione, il risparmio dei consumi, lo scambio.

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Poco distante si trova Open Incet, il Centro di Open Innovation della città di Torino. Una piattaforma per l’incrocio tra domanda e offerta di innovazione, un ponte di collegamento tra ecosistemi per l’innovazione a livello internazionale, Open Incet è un centro per trasformare idee, ricerca e tecnologia in valore condiviso per il territorio e i suoi attori economici e sociali. Pensato come una piattaforma di incrocio tra domanda e offerta di innovazione, Open Incet si propone di diventare un punto di intersezione tra realtà diverse, in cui sviluppare un linguaggio comune tra pubblico e privato, tra innovatori e imprese consolidate, con la finalità di aumentare il potenziale d’innovazione sociale e tecnologica del territorio e l’attrazione di investimenti nazionali ed internazionali nell’area torinese.

Ultima tappa della giornata intensa è la Lavanderia a Vapore, nuovo centro regionale della danza, residenza artistica che unisce il rilancio di uno spazio sull’area metropolitana a processi strutturati di sostegno alla creazione emergente. Un luogo denso di significati, collocato nei magnifici spazi ristrutturati della lavanderia di quello che era il più grande ospedale psichiatrico di Italia. Oggi il centro è riconosciuto a livello nazionale e internazionale, grazie a una innovativa politica di gestione basata sul rinnovamento dei processi creativi e al confronto artistico, secondo il modello dei centri coreografici europei.

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Appunti per una presentazione

Dobbiamo presentare il progetto al seminario annuale Alcotra previsto a Cuneo. Dobbiamo essere incisivi in cinque minuti. Brainstorming. Sintesi.

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https://drive.google.com/open?id=0B0fZXQa3RIQCTGdRaUhNdS1YVlk

[SLIDE1] PRESENTAZIONE DEL 21.09.2017 – CUNEO

durata speech: 6 minuti ca.

[SLIDE2] Da una parte e dall’altra del confine segnato dal Monviso ci sono territori similari, con problematiche similari che da oltre dieci anni cooperano per affrontare sfide comuni grazie alle iniziative progettuali Alcotra [SLIDE3]: il sostegno alla domiciliarità nelle zone di montagna, la programmazione sociale e il sostegno alle forme associative, la promozione della salute e del benessere individuale e collettivo.

[SLIDE4] #com.viso conferma la proficua collaborazione tra gli enti partner che hanno lavorato ad un progetto capace di valorizzare le esperienze precedenti.

In generale il progetto #com.viso a) [SLIDE5] vuole realizzare una strategia basata sullo sviluppo di comunità per aumentare la capacità di rispondere ai bisogni e migliorare la qualità della vita; b) [SLIDE6] vuole identificare e sperimentare modelli di innovazione (tecnologica/organizzativa/sociale) dei servizi alla persona e definire le condizioni di sostenibilità nel tempo; c) [SLIDE7] Ma soprattutto individua la figura dell’animatore sociale e di comunità come fulcro e strumento per raggiungere questi scopi, realizzare processi di empowerment e favorire la cittadinanza attiva.

Il target [SLIDE8] del progetto #com.viso sono la popolazione fragile (anziani o adulti in difficoltà) ed i giovani. Oggi parliamo dei giovani, divisi in due fasce di età: 15-19 giovanissimi / 20-30 giovani che si spostano o lasciano le comunità di riferimento per studiare o per lavorare.

Queste [SLIDE9] sono le problematiche emerse durante la ricerca preliminare relativa al progetto:

  • abuso di alcool
  • abuso di sostanze illecite
  • bullismo
  • abbandono scolastico
  • abbassamento delle ambizioni formative
  • incertezza sull’offerta e sulle opportunità del territorio

Questi [SLIDE10] invece sono i bisogni espressi:

  • aggregazione
  • capacità di iniziativa
  • apertura mentale e culturale

Questi [SLIDE11] gli obiettivi generali che ci siamo fissati:

  • creare occasioni che rendano i territori attrattivi
  • valorizzare i giovani quali attori del territorio in cui vivono

COSA SERVE PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI? [SLIDE12] Dobbiamo adottare una prospettiva che consideri alcuni elementi chiave: a) luoghi pubblici (che non esistono/che già esistono, ma che devono evolversi/che vengono immaginati) > il riferimento sono i centri culturali di matrice europea. Luoghi che vivono in sinergia con il territorio e la comunità. L’unione europea parla di luoghi di sviluppo sociale avanzato, piattaforme per la democrazia, il dialogo culturale e la diversità, motori della crescita economica e della rinascita ambientale. Ma poi c’è anche lo spazio umano. Che passa dalla b) dimensione organizzativa (fluida/informale/capace di lavorare sulle idee, sull’innovazione, sulla scoperta di talenti e raccogliere e accompagnare i giovani dall’idea al progetto), ma anche dalla capacità di c) accogliere (capacità di ascoltare /esserci/tenere aperto uno spazio/valorizzare l’imprevisto e l’incerto come elementi determinanti per la crescita personale) > in questi due aspetti si concentra l’evoluzione dell’operatore ad animatore sociale; d) formazione (verticale: operatori/giovani/attraverso cui promuovere l’acquisizione degli strumenti che consentano di progettare e condurre azioni virtuose valorizzando e capitalizzando pratiche sociali quotidiane) > il riferimento è la learning community: individui che condividono conoscenze e competenze per sostenere lo sviluppo di comunità socialmente coese e solidali; e) comunicazione (soddisfare la necessità di portare all’esterno – dal pubblico al pubblico – e dare una storia all’azione socio educativa/diffondere valori condivisi in modo trasparente) > perché comunicare significa educare alla partecipazione e quindi alla Democrazia per immaginare città differenti e giovani responsabili e cittadini consapevoli.

La parte interessante è che questa modalità ci permette di lavorare sul processo e non per i risultati [SLIDE13]. Per una volta possiamo dare valore alla dimensione immateriale del progetto. Sappiamo qual è il punto di partenza (ricognizione)/abbiamo una dimensione empirica ed un perimetro definito/condividiamo con i partner valori, strategie, dispositivi (competenza come agency). E se funziona abbiamo la possibilità di rendere questo processo trasferibile e farlo quindi diventare un metodo replicabile > La presenza dell’Università in questo senso è determinante perché non solo ci fornisce il quadro teorico, ma convalida o meno i risultati parziali in modo da ridefinire le azioni successive.

Altro aspetto determinante è che lavoriamo in controtendenza [SLIDE14]. Possiamo affermare senza clamore che il pubblico si è chiuso nei confronti dei giovani. Questa espressione rende bene l’idea del paradosso che vogliamo provare a smontare. Se il pubblico si chiude è un problema perché si perde valore sociale. Spesso si parla di gioventù come un costo e un problema. Mentre la normativa Europea le politiche giovanili devono colmare il deficit di cittadinanza. Ed è questo il cuore del progetto #com.viso: attivare percorsi animativi comunitari che coinvolgano direttamente i giovani quali portatori di esigenze, esperienze ed emozioni.Ed è ciò che proveremo a fare nei prossimi mesi.[SLIDE15]

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Visita culturale a Saint Veran

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Sarebbe dovuta essere un’attività di “Piccolo Gruppo” tra quelle previste dal progetto rivolte al target “anziani e adulti in difficoltà”. Era tutto organizzato. Il gruppo guidato da Silvana e Pier Carlo sarebbe arrivato con i pulmini alle 10 per visitare il Musée Le Soum, uno spazio dedicato alle arti popolari e alle tradizioni della montagna. Pranzo al ristorante Le grand merchant loup e alle 14 visita alla Maison du soleil, una mini città della scienza dedicata al sole con attività rivolte a tutte le età. Sarebbe dovuta essere una giornata curiosa in cui riempire gli occhi. Purtroppo il gruppo è stato bloccato da una nevicata improvvisa ed inaspettata che la notte precedente ha imbiancato il paesaggio. I pulmini sono partiti lo stesso, impavidi e fiduciosi. Purtroppo la neve ha reso poco prudente la discesa oltre il confine del Colle dell’Agnello nonostante il passaggio dello spargisale e ha costretto la carovana a scendere. Un po’ scoraggiati hanno comunque trascorso insieme la giornata: tappa pranzo a Chianale al ristorante Le montagnard e tranquillo rientro a casa pomeridiano.

 

CdR#1

Il titolo del post è un acronimo. Ne useremo tanti in questo viaggio perché semplificano (almeno ci sembra) la comunicazione e l’organizzazione dei vari incontri transfrontalieri. CdR indica le Cabine di Regia, cioè gli incontri durante i quali ci si trova, si fa il punto del lavoro svolto e si pianificano le azioni successive.

Questa è la prima. La comitiva italiana raggiunge Briançon con mezz’ora di ritardo e questo ai cugini piace poco. Scherziamo, ma non troppo. La modalità è formale ed informale allo stesso tempo. Ci siamo presentati ufficialmente e poi scegliendo una carta da un mazzo di facce/espressioni che rappresentano il nostro approccio al momento, il sentimento con cui iniziamo l’avventura. C’è un pivot, Guillaume, che detta i tempi e mette ordine ai numerosi interventi. Il problema: la lingua. La soluzione: la mediazione. Tenendo sempre a mente i suggerimenti del caro Levi Strauss. C’è molta curiosità nell’aria. Un desiderio non ansioso di mettere ordine a quanto ancora da chiarire prima di diventare operativi davvero. Il progetto ha un obiettivo chiaro e un campo di sperimentazione vasto. Ci sono molte persone sedute al tavolo, ognuna con un ruolo e un profilo differente. Tutti utili per la riuscita dell’impresa. C’è molta emozione nell’aria.

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