HANGAR Lab – reinventare il futuro

Tra il dire e il fare.  Portaci la tua idea!

“Hangar reinventare il futuro” propone un percorso di laboratori con l’obiettivo di fornire strumenti tecnico gestionali applicati alla progettazione culturale e sociale. Le attività si inseriscono nell’ambito delle attività di formazione prevista dal progetto Alcotra #com.viso che vuole offrire ai giovani del territorio un’opportunità di sviluppo imprenditivo delle idee.

Le iscrizioni e candidature termineranno lunedì 22 ottobre alle ore 12. I selezionati verranno comunicati Mercoledì 24 ottobre.

LUOGO: Spazio Giovani – piazza Montebello 1 – 12037 SALUZZO
CONTATTI: Approssimazioni – 3662577022 – approssimazioni@gmail.com

GIOVEDÌ 18 ottobre:
18:30 : PRESENTAZIONE PROGETTO FORMATIVO
19:30 : Aperitivo

Venerdì 26 ottobre:
9.00 – 13.00 | BUSINESS MODEL CHE?
Che cos’é il business model canvas: descrizione degli strumenti gestionali per monitorare obiettivi e risultati attesi.
Francesca Vanzetti
Da 20 anni si occupa di progettare e gestire servizi di supporto all’imprenditorialità per enti pubblici e soggetti privati. Idea e realizza momenti di animazione territoriale, workshop sul fare impresa, sul business model canvas, sul business plan, sull’analisi della fattibilità economico-finanziaria dei progetti. Competenze che mette ogni giorno a disposizione di Hangar.

14.00 – 18.00 | L’IDEA NON BASTA
Che cos’é un progetto culturale: obiettivi, strategie e risultati attesi, definizione del portfolio prodotti.
Giovanni Campagnoli
Docente di economia, formatore, ricercatore e consulente di processo per start up innovative culturali e sociali, è l’esperto di project management di Hangar. Specializzato sui temi della rigenerazione urbana, con uno sguardo attento alle politiche giovanili, ha firmato il libro “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, edito dal Gruppo24ore. Per il Mibact cura l’Osservatorio on line per il riuso degli spazi a fini creativi, artistici e culturali

Venerdì 9 novembre
9.00 – 13.00 | CHI MI AMA MI SEGUA.
Chi sono i tuoi potenziali donatori? Organizzazione e individuazione di una strategia di fundraising.
Alberto Cuttica
Esperto di pianificazione della raccolta fondi, è docente in corsi universitari, seminari, workshop a livello nazionale e internazionale su tematiche legate a fundraising, crowdfunding, progettazione, gestione e rapporti profit/non profit. Socio dell’Associazione Italiana Fundraiser, si occupa di filantropia strategica e di analisi e sviluppo organizzativo.

14.00 – 18.00 | MA COME TE LO DEVO DIRE?
Branding e posizionamento per una strategia di comunicazione offline e digitale.
Sara Bigazzi
Esperta di strategie di comunicazione, brand care e design thinking, svolge attività di consulenza e formazione per grandi marchi, enti pubblici e privati, in ambito profit e non profit. È ideatrice e organizzatrice del Freelance Day e per Hangar ha concepito svariati format fra cui il Culture Innovation Day, una giornata evento sui temi dell’innovazione per la cultura.

Venerdì 23 novembre
10.00 – 13.00 | COSA C’E’ DI NUOVO?
L’avvio di imprese creative culturali e sociali tra innovazione e tradizione.
Matteo Bartolomeo
Laureato in Economia e Commercio, ha conseguito un Master europeo in gestione ambientale. Esperto di innovazione sostenibile, green economy e stakeholder engagement e corporate social responsibility, è tra i fondatori della società Avanzi, di cui oggi è Presidente. Docente a contratto in Economica dell’Ambiente e dei Beni Pubblici (Facoltà di Architettura e Società) al Politecnico di Milano. Valutatore per la European Agency for Competitiveness and Innovation, agenzia della Commissione Europea.

14.00 – 18.00 | INSIEME CE LA FAREMO, DIVISI CADREMO.
Cultura, sviluppo locale e valorizzazione del territorio attraverso costruzioni di reti.
Bertram Niessen
Segue lo sviluppo di cheFare, prima come Project Manager ed oggi come Direttore Scientifico e Presidente. In quanto docente, autore e progettista si occupa di uno spettro ampio di argomenti: spazi urbani, economia della cultura, DIY 2.0 e manifattura distribuita, culture della rete e della collaborazione, innovazione dal basso, arte elettronica. Al cuore di tutto c’è un forte interesse per l’intersezione tra cultura, tecnologia e società, e la convinzione che ci sia il bisogno di nuove forme di azione sociale e politica.

Venerdì 30 novembre
14.00 – 18.00 | TIRIAMO LE SOMME
CO-CREATIVE LAB
I Co-creative Lab sono laboratori di incontro tra professionalità e settori diversi per lo sviluppo di idee innovative. Laboratorio finale “co-creative lab” sul potenziale di sviluppo locale con il mix tra cultura, welfare e turismo sostenibile ed enogastronomia (con Alberto Cuttica e Francesca Vanzetti).

MaB Camp: atto finale

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Abbiamo organizzato una giornata di restituzione per comprendere e condividere le proposte concrete emerse durante il Camp. Un appuntamento rivolto a amministratori, istituzioni, famiglie e cittadinanza, in cui i ragazzi hanno presentato gli obiettivi e le azioni da loro elaborati (visualizza qui il report). E’ stata un’occasione per riflettere insieme sul futuro e sulle opportunità della Riserva della Biosfera del Monviso, attraverso il dialogo e il confronto con enti e istituzioni presenti.

Abbiamo invitato un giornalista, Maurizio Pagliassotti de Il Manifesto, e gli abbiamo chiesto di scrivere, non un articolo, ma un testo che restituisse, dal suo punto di vista e meglio di quanto avremmo potuto fare noi, quanto successo:

Nugoli di biciclette attraversano il centro storico di Saluzzo e si dirigono verso le campagne traboccanti di alberi da frutto. Condotte dal prototipo dell’uomo nero che giunge da lontano, il migrante che cerca lavoro, una figura eterna ed eternamente avversata.

Poco distante, in quella che fu un caserma che ancora oggi espone orgogliosamente le medaglie d’oro conquistate in lontane battaglie, i partecipanti del Mab Unesco Monviso Youth Camp, tenutosi dal 9 al 13 luglio della scorsa estate, compiono la valutazione finale della loro esperienza. Laddove la gioventù incrocia la complessità odierna impugnando gli strumenti della pedagogia non convenzionale sgorgano fiumi di retorica. Eppure nel tempo delle post ideologie, nel tempo degli uomini neri che vengono venduti come invasori, nel tempo dei cambiamenti epocali dettati dal lento incedere della tecnologia da cui siamo dipendenti, questi inutili, retorici, campi di formazione divengono indispensabili “punti di paradiso all’interno dell’inferno dei viventi che vive qui ed ora”. Forse Italo Calvino, i grandi pensatori vengono sempre citati quando le loro idee sono rimosse, avrebbe ascoltato volentieri queste semplici e ingenue riflessioni di ragazzi, i toni sempre entusiasti degli educatori, l’aplomb istituzionale di chi mette le risorse affinché “i punti di paradiso” resistano. Forse avrebbe perfino fatto parte di un campeggio “dove ci lavavamo nel fiume e discutevamo sui problemi della sostenibilità ambientale”.

Ho fatto l’educatore ambientale per circa dieci anni, a Pracatinat. Mi permetto quindi di parlare in prima persona: mi è stato chiesto di scrivere un articolo, ma non posso resistere alla tentazione di raccontare quello che ho visto a Saluzzo attraverso la mia lente professionale, e umana.

Ricordo bene quali erano le settimane che non funzionavano e perché. E’ un sentimento che erompe proprio nel momento conclusivo, quando ci sono da tirare le somme di cosa si è fatto e ci si trascina di silenzio in silenzio per qualche decina di minuti.

Ricordo altrettanto bene le settimane che funzionavano: c’era quell’energia positiva, quella voglia di raccontare, di parlare, l’entusiasmo dell’obbiettivo raggiunto che si materializzava in fiumi di aneddoti, aggettivi, riflessioni, un’orgogliosa logorrea che magari annoia qualche adulto che ha “altro da fare”.

Quel sabato mattina a Saluzzo, ho incrociato chiaramente una settimana ben riuscita. Ho trovato esattamente quella voglia di raccontare – a me, che ero un estraneo piombato lì a fare domande che potevano ricevere qualsiasi risposta – “le cose”. Perché “le cose” dette, fatte, pensate, erompevano come stelle brillanti nel buio della notte. Retorica, si dirà. Eppure mi sovviene il pensiero che tutti coloro che sono seduti in questa sala potrebbero essere da un’altra parte, a fare altre vite con altri redditi. Coloro che sono dentro questa sala hanno fatto una scelta: che può essere valutata come “romantica”, “utopistica”, “irreale”. Ovvero tutte quelle caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani quando decidono di essere avanguardie. Mischiando i nomi a caso, senza sapere chi siano o cosa facciano, emerge la figura di un organismo, una sorta di rete biologica che si tiene insieme, in cui non vi sono nodi più pesanti di altri: pare che questo sia lo schema della vita e, molto più prosaicamente, delle reti neurali e di internet.
L’assessore, l’operatrice ASL che lavora con le fragilità, la ragazzina spensierata che corre in montagna, l’educatrice francese che accompagna il suo gruppo, il genitore curioso, l’educatore italiano “preso bene”, tutti tengono insieme un organismo che si è dato uno scopo che non vale nulla e vale tutto. I poveri filosofi greci non comprenderebbero bene la trasformazione di significato afferente al termine “valore”. Meno male che non vedono, meno male che non sentono. Il valore de “sensibilizzare sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e del programma MaB Unesco, con l’obiettivo di dare ai giovani una possibilità di incontro e condivisione”; il valore de “rafforzare la partecipazione dei giovani e il loro coinvolgimento nella gestione della Riserva della Biosfera dl Monviso, contribuendo a renderli agenti del cambiamento e della promozione di una società più equa e sostenibile”; il valore de “vivere un’esperienza di gruppo unica con coetanei italiani e francesi, all’aperto e a stretto contatto con la natura”.

Per carpire questi “valori” una quindicina di adolescenti italiani e un po’ meno di francesi sono stati portati in alta montagna, nella Riserva Transfrontaliera del Monviso, e lì hanno costruito la conoscenza. I bei tempi delle lezioni frontali che hanno fatto stramazzare l’attenzione di generazione di adolescenti, almeno lassù ai piedi del Monviso, devono essere stati solo un lontano incubo.

Kevin Kelly è uno scrittore, fotografo statunitense, cofondatore della rivista Wired di cui è stato anche direttore. Di fatto è il massimo esponente della cyber cultura vivente. Si ricorda, tra gli altri, il suo profetico saggio sul “nuovo reame delle macchine” del 1998 “Out of control”. Il suo ultimo libro, pubblicato in Italia da “Il Saggiatore”, ha un titolo inequivocabile: “Inevitabile”. A pag. 48 scrive un passaggio che mi sovviene mentre ascolto l’interessante rielaborazione del secondo gruppo di lavoro, laddove affrontano il problema dell’interazione uomo-intelligenza artificiale e mi spiegano con dovizia di particolari perché un social come Instagram sia fondamentale per il raggiungimento di un macro risultato quale “la sostenibilità economica sociale dello sviluppo”.
Scrive Kelly: “La tecnologia del cloud diventerà sempre più radicata nella nostra quotidianità, ma a un prezzo: la tecnologia dei cloud rafforza la regola dei rendimenti crescenti, che a volte viene anche chiamata effetto rete secondo cui il valore della rete aumenta più velocemente all’incrementarsi delle dimensioni. Più grande è la rete, più sarà allettante per nuovi utenti, i quali la renderanno ancora più grande, quindi più attraente e così via”.
Non esiste rappresentazione più plastica della plenaria a cui assisto: il gruppo francese, capeggiato da due accompagnatori, personale politico, due dottoresse della ASL di Cuneo, curiosi, giornalisti, i ragazzi, la debordante presenza tecno social che genera l’indispensabile interazione cibernetica. Le operatrici dell’ASL 1 di Cuneo che sono impegnate nel progetto “Cantiere adolescenti” mi spiegano che hanno partecipato attivamente a questa iniziativa per “prevenire le fragilità prima che queste si manifestino”. Concettualmente è un salto logico non da poco, almeno per me. “Questo perché – prosegue – con questi progetti sfruttiamo la realtà come campo dell’esperienza, perché qui si origina un sapere formativo”.
Non saprei dire se le giovanissime Arianna e Roberta abbiano chiaro il concetto di “realtà come campo dell’esperienza”, ma credo che mentre mi illustrano le potenzialità dei social in questo campo forse ci troviamo di fronte al sopracitato aumento di valore all’aumentare delle dimensioni.
Forse sono degli idealisti crociani questi personaggi. Il giovane assessore alle politiche giovanili Andrea Momberto mi illustra un concetto apparentemente ossimorico: “la competitività per la sostenibilità”. Ma nel momento in cui aggiunge che Saluzzo “è un laboratorio per ogni sperimentazione volta ad una sostenibilità etica dell’economia”, capisco dove stanno andando. E, in tal senso, vedo di fronte a me un politico piuttosto orgoglioso di quello che fa, della via che si sono inventati nel suo comune – Saluzzo è una città scaraventata dalla globalizzazione e dai relativi processi migratori al centro della storia dell’occidente che reagisce e cresce – coinvolgendo i francesi dell’Association Culturelle Sociale et Sportive du Queyras e il Mjc du Briancon: partners che vivono appena al di là del confine e che, come dice Nassire Hadjout, “operano con una visione dinamica dei problemi”. Traduzione: nessuna chiusura, nessun muro, bensì apertura ai problemi e alle loro complessità con un’ottica costruttiva e non demolitiva.

Può essere che tutto questo altro non sia che un barnum delle buone intenzioni, può essere che l’idealismo crociano venga scambiato per ideologismo tout court e quindi cestinato da una sbrigativa lettura post novecentesca: tutto i pregiudizi negativi su questo tipo di formazione sono leciti. Ma vedere l’entusiasmo di queste persone, un tempo si sarebbero chiamate “avanguardie”, rinfranca l’anima.

WORLD CAFE’ MEDIA VALLE VARAITA – report

Il 12 luglio 2018 alle 18,30 il Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con il Comune di Melle ha organizzato un apericena gratuito per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni, dai cittadini e volontari del territorio in relazione ai temi del progetto. L’incontro è stato moderato da professionisti del progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità. Nello specifico si è voluto avviare un tavolo di riflessione condivisa sulle opportunità di migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

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Hanno partecipato all’incontro 62 persone e le domande su cui si è lavorato sono le seguenti:

  1. Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?
  2. Quali sono i bisogni relazionali , e sociali delle persone fragili?
  3. Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?

Di seguito le risposte della platea alle singole domande.

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1. Chi sono per te le persone fragili che abitano la Valle Varaita? Che caratteristiche hanno?

  • Persone anziane in particolare quelle più sole e con meno relazioni sociali. Tra queste alcune hanno fatto la scelta della solitudine mentre per altre la condizione è determinata da fattori logistici e di storie di vita. Questa condizione le espone a maggiori rischi sia per la salute fisica che per il benessere psichico.
  • Minori con disabilità. I problemi oscillano da famiglie iperprotettive che inficiano le loro capacità di autonomia per il futuro a famiglie poco attente o trascuranti. Il problema che vivono questi minori è determinato dal loro isolamento dovuto anche alle scarse opportunità di socializzazione extra scolastiche presenti nel territorio.
  • Stranieri in quanto più esposti alla discriminazione ed al pregiudizio e maggiormente isolati sia per assenza di legami con gli abitanti locali che per la distanza dai propri famigliari ed amici.
  • Famiglie con problemi economici. Questo famiglie tendono all’isolamento anche per motivi di “vergogna” e paura del pregiudizio sociale che si riverbera sui figli.
  • Persone con sofferenze psichiche. Intorno a queste persone si genera isolamento determinato sia dalle paure degli altri che dalla vergogna degli stessi soggetti e dei famigliari. Questo determina una chiusura che amplifica l’isolamento e la sofferenza.
  • Adolescenti. Questa categoria è percepita come fragile sia in relazione all’uso distorto della tecnologia che sembra alimentare isolamento ed assenza di costruzione di reti sociali che in relazione ai fenomeni di bullismo sia agiti che subiti.
  • Alcolismo: un tema che preoccupa la platea ed è riconosciuto come rischio di fragilità è l’alcolismo che riguarda sia giovani che adulti.

In generale vi è una preoccupazione sull’impatto e l’uso delle nuove tecnologie che alimentano nuove forme di chiusura, isolamento e dipendenze anche per il mondo adulto.

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2. Quali sono i bisogni relazionali, e sociali delle persone fragili?

  • Ascolto. Il bisogno delle persone fragili sembra essere quello di ascolto nel senso di avere l’opportunità di dialogare con continuità con altre persone per essere comprese, non giudicate e approfondire i motivi delle fragilità anche tra pari. L’ascolto deve essere un processo continuativo e non saltuario che garantisca anche un presidio della relazione.
  • Fiducia e sicurezza: si ritiene che si debba lavorare per alimentare nelle persone fragili il senso di sicurezza e fiducia nel prossimo affinché non si sentano minacciate da eventuali relazioni d’aiuto ed in generale dalla comunità locale.
  • Luoghi di aggregazione. È fondamentale per le persone fragili poter frequentare luoghi di aggregazione naturali quali oratori, piazze, panchine dove ci si possa incontrare.
  • Rete si supporto. Sembra mancare una rete riconosciuta di persone attente ai bisogni dei fragili ed in grado di segnalare prontamente eventuali bisogni e disagi ai servizi ed al comune.
  • Assistenza burocratica e sanitaria. Un bisogno di tipo logistico ed organizzativo è legato alla difficoltà di fruizione dei servizi sanitari e di svolgimento delle pratiche burocratiche (ISEE, domande per pensione, prenotazioni a visite specialistiche, informazioni generali su bonus elettricità e riscaldamento etc…).
  • Animare luoghi in cui circolano i saperi. In relazione all’utilizzo dei luoghi sembra importante lavorare sull’utilizzo degli stessi come occasioni di trasmissione di saperi anche intergenerazionali. In sintesi si individua una grande possibilità animativa legata al mettere in relazione chi ha competenze con chi potrebbe essere interessato (banda strumenti musicali, fare formaggi, uso delle tecnologie etc..) o più semplicemente avvicinare target che ne trarrebbero reciproco vantaggio (vedi bambini in case di riposo).

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3. Cosa servirebbe fare per incontrare e stare in relazione con le persone fragili nel tempo? In che modo tu e la tua organizzazione potreste contribuire?

  • Le associazioni e le Proloco potrebbero mettere in campo le loro forze e capacità per aiutare ed includere i più fragili anche attraverso la proposta di specifiche attività o laboratori.
  • Si potrebbe lavorare sulla continuità delle relazioni con i soggetti fragili non solo contando sui servizi sociali ma attivando attori della comunità locale.
  • Tenere in considerazione oltre alle occasioni offerte dalla feste di paese nelle quali includere i fragili, l’organizzazione di attività di piccolo gruppo più accessibili e che garantiscano una maggiore qualità nella cura della relazione tra le persone.
  • Le attività di volontariato potrebbero proprio essere orientate alla proposta di piccoli gruppi di lavoro nei quali i volontari condividono le loro competenze.
  • La platea propone inoltre di avviare una sorta di mappatura delle esigenze (costruire RETI DI ESIGENZE), in particolare delle famiglie per riconoscere bisogni comuni ed aiutare ad uscire dall’isolamento.
  • Si segnala inoltre il bisogno di lavorare sia sull’adeguamento della linea internet per le borgate che il bisogno di provare a sperimentare sistemi innovativi di mobilità in valle quali ad esempio un BLA BLA CAR locale.
  • Infine l’associazione culturale “Li Mestres” offre la sua disponibilità ad utilizzare la sua sede come palcoscenico delle attività comuni.

 

L’ESPERIENZA DEL PARTNER ACSSQ – Un servizio diretto e una comunicazione efficace. Qui di seguito il flyer che un partner del progetto ALCOTRA utilizza per promuovere i servizi offerti dall’associazione. Lucrezia e Silvana, rientrate da un’immersione professionale, vogliono condividerla con i presenti.

Avete più di 60 anni?

Abitate in uno dei comuni del territorio del Queyras?

Avete piacere di continuare a vivere a casa vostra malgrado le difficoltà quotidiane?

Avete piacere di condividere tempo con altre persone e prevenire certi rischi legati alla vostra età?

Insieme possiamo dare VITA AGLI ANNI e non ANNI ALLA VITA.

La nostra associazione collabora con molti partner oltre a medici e specialisti nel campo dell’accompagnamento sociale di prossimità. Il servizio copre tutto il territorio grazie ad una buona conoscenza del contesto sociale del Queyras. L’incontro, l’ascolto con gli abitanti e l’osservazione sono gli strumenti di riflessione che utilizzano gli operatori ed i volontari del servizio per migliorare le loro proposte e le attività e continuare ad offrire servizi adatti ad i bisogni reali delle persone anziane.

Il nostro obiettivo è ridurre l’isolamento delle persone anziane: facilitare la mobilità, prevenire i problemi di salute, facilitare la vita in casa, stimolare i legami sociali e le relazioni, intervenire in situazioni di disagio sociale e sanitario. Le azioni prevedono:

a) visite a domicilio, disbrigo di pratiche burocratiche, installazione del telesoccorso;

b) consegna a domicilio della spesa ordinata per telefono;

c) servizio di pedicure e cura della persona a domicilio tramite prenotazione;

d) campagne periodiche di prevenzione sanitaria locale e sostegno alle campagne nazionali;

e) tariffe agevolate per il trasporto dal domicilio allo studio del medico;

f) mediazione con i medici e gli specialisti, gli ospedali ed i servizi sociali;

g) uscite periodiche, animazione ed incontri conviviali, attività di piccolo gruppo.

Il nostro servizio consente un monitoraggio diretto, la garanzia di una presa in affido personalizzata ed assicura il benessere e il rispetto della dignità delle persone.

Non esitate a contattarci e beneficiare del nostro aiuto.

 

#COM.VISO – Il progetto in sintesi

Il progetto #Com.Viso vuole mettere in atto una strategia basata sullo sviluppo delle comunità per migliorare la qualità di vita delle popolazioni che vivono nei territori di montagna attorno al Monviso. I pubblici interessati sono soprattutto i giovani, gli anziani e le persone in difficoltà sul territorio.

Per lottare contro il fenomeno, il progetto #Com.Viso propone azioni di innovazione nel settore dei servizi sanitari e sociali per favorire lo sviluppo delle comunità che mettono al centro della loro attività, il ruolo dell’animatore sociale come strumento per rivitalizzare il dinamismo dei gruppi sociali.

LA PIRAMIDE DI MASLOW – un modello di valutazione dei bisogni

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Un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, cioè una serie di necessità disposte gerarchicamente in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è la condizione per fare emergere i bisogni di ordine superiore. Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza mentre salendo verso il vertice si incontrano i bisogni più immateriali.

OBIETTIVO GENERALE

Animare e sostenere reti di prossimità attraverso la realizzazione di attività di piccolo gruppo e riconoscere e sostenere reti solidali e informali capaci di praticare l’ascolto ed essere da stimolo alla realizzazione delle attività.

COSA POSSIAMO FARE NOI DELLO STAFF #COM.VISO

  • Convocazione e coordinamento delle riunioni
  • Mediazione con le istituzioni ed i decisori
  • Gestione relazioni con i volontari ed i fragili
  • Gestione di un budget per la durata del progetto

COSA POSSIAMO FARE INSIEME

  • Mappatura dei fragili
  • Coprogettazione delle azioni e delle attività

COSA POTETE FARE VOI

CHI SONO I REFERENTI SUL TERRITORIO

Silvana Garino – Operatrice Socio Sanitaria | 366.4305258 | silvana.garino@monviso.it

Lucrezia Giletta – Educatrice Professionale | 333.6978792 | lucreziagilla@hotmail.it

Si è concluso il primo LAB

Il Mab UNESCO Monviso Youth Camp voleva sensibilizzare i partecipanti, 30 ragazzi italiani e francesi tra i 15 e i 19 anni, sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e del Programma MaB UNESCO, e offrire una possibilità unica di incontro, di dibattito e di condivisione con l’obiettivo di rafforzare il loro coinvolgimento nella gestione della Riserva della Biosfera del Monviso, contribuendo a renderli agenti del cambiamento e della promozione di una società più equa e sostenibile. Prevede una sistemazione in tende messe a disposizione dal Comune di Verzuolo e sarà composto da escursioni, attività e workshop durante le quali poter conoscere il territorio e discutere di pratiche da attuare e promuovere localmente per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Giorno 1 – Abbiamo dedicato le prime ore alla conoscenza reciproca. I ragazzi, nella maggioranza dei casi, non si conoscevano tra loro. C’è stato un primo momento di formazione durante il quale abbiamo visto un cortometraggio significativo e poi siamo partiti. Tappa forzata a Sampeyre per via di una gomma bucata. Parcheggiati i furgoni in borgata Castello siamo partiti alla volta del rifugio Bagnour scortati dalle guardie del Parco del Monviso. Ad attenderci c’era Livio, il gestore, che ci ha dato il benvenuto nonostante la pioggia battente.

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Giorno 2 – Colazione sostanziosa poi via alle attività. La giornata è stata interamente dedicata allo studio della biosfera. Quali sono i punto deboli? Quali i punti di forza? Quali sono le cause della tendenza negativa che sta mettendo a rischio il nostro ecosistema e la vita degli esseri umani? Quali le conseguenze? Poi una lunga ed interessante chiacchierata con Livio ed Elisa, che da 15 anni gestiscono il rifugio: la scelta di vivere e lavorare in montagna.

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Giorno 3 – Si scende dal Bagnour. L’obiettivo è riempirsi gli occhi incontrando persone che hanno scelto di vivere in valle. Esperienze di orientamento valoriale come quella di Gian Luca Garnero che produce miele di alta qualità, gli allevamenti tecnologici dell’azienda agricola Dal Bessé, l’azienda ValVerbe che è cresciuta in equilibrio arrivando a 15 dipendenti, il giovanissimo gruppo degli Antagonisti di Melle che stanno facendo rinascere un paese grazie alle loro politiche imprenditoriali. Abbiamo invece dedicato il pomeriggio alla formazione e sviluppo di consapevolezza sul tema del Camp attraverso il linguaggio teatrale. Il valore di questa iniziativa è stato l’intreccio con un altro progetto Alcotra, Terract, che lavora proprio sulla formazione di attori capaci di promuovere il territorio. In serata rientro al Bagnour in camminata notturna, una stellata meravigliosa sulle nostre teste.

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Giorno 4 – Il compito di Erica ed Andrea è complicato: guidare il lavoro avendo in mente una strada che probabilmente verrà ridiscussa dalle suggestioni dei ragazzi senza perdere di vsta l’obiettivo di restituire alle istituzioni il lavoro svolto. In serata Alberto e Letizia hanno organizzato un piccolo fuoco attorno al quale raccogliere le emozioni vissute dai ragazzi. E’ stato un momento particolarmente forte da un punto di vista emotivo a riprova del fatto che esperienze di questo tipo mettono in gioco senza riserve.

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La descrizione del quinto giorno è riportata egregiamente in un articolo apparso su TargatoCN:

Si è concluso il primo “Mab Unesco Monviso Youth Camp – Giovani per lo sviluppo sostenibile”, campo naturalistico nella Riserva della Biosfera del Monviso al quale hanno preso parte ventidue giovani ragazzi italiani e francesi di età compresa tra i 15 e i 19 anni che risiedono o studiano nel territorio della riserva della biosfera. Quella del Monviso è la prima riserva della biosfera transfrontaliera riconosciuta dal programma Unesco MaB, “man and the biosphere”, teso a promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile. Dopo cinque giorni di intense attività in valle Varaita, nel cuore del bosco dell’Alevè, i ragazzi hanno fatto proprio il concetto della sostenibilità, riflettendo intorno ad essa in modo molto maturo e consapevole: nella giornata conclusiva del camp hanno infine presentato una serie di proposte elaborate per promuovere stili di vita consapevoli e indirizzati ad uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, da raggiungere attraverso quattro obiettivi e numerose azioni per ciascuno di essi. Grazie anche alle visite ad aziende del territorio, che hanno offerto ai ragazzi un punto di vista concreto su cosa vuol dire vivere e lavorare in territorio montano contribuendo alla sua preservazione, tutela – e in molte occasioni anche alla sua rinascita – i ragazzi sono riusciti a superare lo stereotipo di cui spesso è oggetto il concetto di Riserva della Biosfera “MaB”: una certificazione “dinamica” che non è non tanto uno spazio esclusivo di natura protetta quanto piuttosto una porzione di territorio in cui uomo e ambiente naturale convivono in equilibrio. “In questi cinque giorni abbiamo visto una grande crescita nei ragazzi, che hanno cambiato il loro approccio verso il delicato tema dell’ambiente grazie ad attività ludiche, workshop e visite. Vedere crescere la consapevolezza del valore della natura e della necessità di conservarla in ragazzi che nei prossimi anni si prepareranno al loro futuro frequentando l’università in grandi centri urbani è una grande soddisfazione”, dichiarano gli educatori del Consorzio Monviso Solidale e i formatori della Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura che hanno accompagnato i ragazzi in questa esperienza. Era presente alla giornata conclusiva del campo anche il direttore del Parco del Monviso, Massimo Grisoli, che a seguito della presentazione delle proposte elaborate dai ragazzi ha rilevato come “grazie alle vostre proposte cambia la prospettiva del cammino del parco per la realizzazione degli obiettivi della MaB: riflessioni e obiettivi concreti come quelli proposti costituiscono un percorso di formazione anche per noi, rendendo più semplice il lavoro da portare avanti, che necessariamente deve essere partecipato. Da oggi il compito del parco è ancora di più quello di accompagnare concretamente la comunità sul percorso della consapevolezza del valore della Riserva della Biosfera Unesco”. Concluso il camp, non si concludono però i lavori indirizzati alla veicolazione di buone prassi per lo sviluppo sostenibile: i ragazzi partecipanti saranno incaricati di presentare i risultati durante un evento di restituzione e confronto con la Riserva della Biosfera transfrontaliera del Monviso e le principali istituzioni del territorio, che si terrà in settembre. Inoltre, da questo primo camp si intende trarre lo spunto per lavorare in direzione dell’apertura di uno spazio sul territorio capace di captare e valorizzare interventi, spunti, stimoli e azioni nella direzione dello sviluppo sostenibile, secondo i dettati dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Il campo, che ha ottenuto il patrocinio dell’Unesco e del Comune di Saluzzo e il contributo della Fondazione CRC, è un’iniziativa voluta da una rete di soggetti locali, Parco del Monviso e Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura in collaborazione con il Consorzio Monviso Solidale, la Fondazione Amleto Bertoni ed i francesi ACSSQ e MJC, che hanno intrapreso un percorso comune inteso a creare un gruppo di lavoro stabile sulle tematiche dello sviluppo sostenibile. Le attività sono state coordinate da Approssimazioni, il progetto operativo di educazione territoriale della città di Saluzzo. Il campo è stato allestito con il contributo del Comune di Verzuolo, che ha fornito gratuitamente le tende da campo in cui i ragazzi hanno pernottato. Primo laboratorio previsto dal progetto Alcotra #com.viso, è stato pensato come un evento in grado di: sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e del programma MaB Unesco, con l’obiettivo di dare ai giovani una possibilità̀ di incontro, di dibattito e di condivisione; rafforzare la partecipazione dei giovani e il loro coinvolgimento nella gestione della Riserva della Biosfera del Monviso, contribuendo a renderli agenti del cambiamento e della promozione di una società più equa e sostenibile; far vivere un’esperienza di gruppo unica con coetanei italiani e francesi, all’aperto e a stretto contatto con la natura, sotto la guida di educatori professionisti.

ASCOLTA LE INTERVISTE CONCLUSIVE AI RAGAZZI

GUARDA LA GALLERY

 

FRAGILI: indagine sul contesto

Interviste Sindaci e Amministrazioni Comunali Valle Varaita
per il progetto #COM.VISO (SOGGETTI FRAGILI) – Maggio 2018

Bassa Valle-Varaita: Piasco e Rossana
Media Valle-Varaita: Venasca, Isasca, Brossasco, Melle e Frassino
Alta Valle-Varaita: Sampeyre, Casteldefino, Bellino e Pontechianale

La prima fase del progetto ha come obiettivo l’analisi del territorio, incontrare le amministrazioni locali (sindaci e assessori), presentare il progetto #COM.VISO (SOGGETTI FRAGILI) e fare alcune domande di carattere informativo e capire insieme a loro i bisogni di ogni territorio sul target di riferimento.

Per soggetto fragile si intende la condizione di persona anziana o adulto in difficoltà (disabilità, dipendenza, situazione famigliare debole ..) che diviene maggiormente penalizzante nel contesto montano “quando è associata ad una collocazione abitativa decentrata rispetto ai principali centri vallivi, che aumentano le difficoltà di accesso ai servii e di isolamento sociale e relazionale” (Com.Viso/descrizione dettagliata – IT/gennaio 2017). Lo spopolamento ha concorso a rendere ancora più difficile tale condizione perché le borgate spesso si presentano vuote, con le abitazioni chiuse senza opportunità di contatti umani e di occasioni aggregative.

Si è partiti dalle informazioni sulle risorse esistenti, quindi capendo quali sono le associazioni del territorio che fanno attività, momenti socialità,quindi, gli eventi e le iniziative che aggregano la comunità e quali sono di conseguenza i luoghi di incontro. Nella seconda parte ci si è focalizzati sulle risorse che mancano, più specificatamente che cosa manca per i target fragili rispetto alle attività ai luoghi e gli spazi. L’ultima fase è l’indagine sul futuro, come aumentare il coinvolgimento delle persone fragili e cosa può fare la comunità per supportarli.

La risposta delle amministrazioni è stata positiva e interessante,il tema è molto sentito ed è emersa soprattutto la mancanza di personale e di progetti che si occupino di loro, la mancanza di risorse economiche che porta alla difficoltà nella non realizzazione di eventi o attività destinate a loro e soprattutto la difficoltà negli spostamenti in alta Valle (dalla borgata al centro paese). La mentalità chiusa, la mancata volontà dei fragili di aprirsi all’altro (la paura dell’altro), la mancanza di luoghi e di spazi di aggregazione ed il troppo benessere che porta alla mancanza di aiuto reciproco e all’idea del “fare da soli”.

Per il futuro l’idea è quella di valorizzare l’esistente, aumentare i momenti di condivisione e di aggregazione (raccogliere testimonianze sul passato,foto, video e renderle evento pubblico ), creare una trattoria sociale (sedersi ai tavoli insieme a più persone, invece che soli), valorizzare lo stare insieme organizzando semplici momenti conviviali e di socialità, ridare valore alle feste di paese adattandole ai giorni nostri a cui queste persone possano partecipare e sentirsi parte della comunità .

World Cafè in media valle Varaita

 

Alle 18.00 il piazzale di Melle è ancora vuoto. Dal dehor della gelateria di fronte ci guardano come se stessimo preparando le tavolate di una cena sociale della proloco. Non sono poi così distanti. Nei piani di Paolo, questo primo world café di valle spacciato clamorosamente come apericena dovrebbe raccogliere le anime più attive della media valle Varaita. Nei piani di Silvana e Lucrezia sono previste almeno 60 persone. Sarebbe un grande risultato. Più difficile spiegare loro che non è un aperitivo gentilmente offerto dall’Europa, ma un momento conviviale durante il quale discutere di priorità. Animazione, Comunità, Prossimità recita la locandina. L’obiettivo è spiegare agli enti e alle associazioni strutturate o di volontari che cos’è il progetto #com.viso e in che modo è importante aprire dei tavoli di discussione condivisa su come sia possibile migliorare la qualità della vita della popolazione fragile (anziani ed adulti in difficoltà) che vive nei territori montani e marginali attorno al Monviso.

Alle 18.30 ci sono 40 persone. Buono. I volti degli organizzatori si distendono. Inutile dire che sarebbe stato un flop un numero inferiore di partecipanti. Alle 19.00 ci sono 62 persone ed è ora di dare il via alla serata. Tutti si guardano increduli. Non capiscono. Sono seduti a dei tavoli da sei con delle tovaglie bianche e dei pennarelli colorati. Appesi ai muri dei manifesti con le Regole: Ascolta, Non giudicare, Rispondi spontaneamente, Rifletti. Paolo, che in occasioni come queste sa trasformarsi in un mattatore, prende la parola e spiega ai commensali di cosa si tratta. “Il Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con il Comune di Melle organizza un apericena gratuito per approfondire le tematiche del progetto ALCOTRA #com.viso e aprire una discussione sulle strategie che possono essere messe in campo in Valle Varaita dagli enti, dalle organizzazioni e dai volontari del territorio. L’incontro verrà moderato dai professionisti coinvolti nel progetto utilizzando un modello chiamato World Café, un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità”.

Bene ma non benissimo. Interviene Enrico che semplifica: “Siamo qui per capire cosa possiamo fare per migliorare la vita di chi è solo. Lo faremo rispondendo a tre domande. Mentre voi discutete noi vi serviremo da bere a da mangiare in modo che restiate concentrati. Le tre domande sono: chi sono per voi le persone fragili che abitano in Valle? Quali sono i loro bisogni relazionali? Cosa serve per farli incontrare, entrare in relazione?” Meglio. Suona la campanella e si da inizio alle danze.

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Si alza un brusio fortissimo. In una normale riunione sarebbe un problema. Qui no. E’ un buon segno. Significa che il tema è caldo e che deve essere sviscerato. Significa che ci sono molti punti di vista e molte prospettive da cui osservare la questione.

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Mentre gli osti versano da bere e mettono a tavola il cibo preparato dagli Antagonisti nel locale distante giusto qualche decina di metri, i partecipanti appuntano sulle tovaglie, si scambiano di posto, approfondiscono argomenti. E bevono. E mangiano. Quando guardiamo l’orologio e sono le 21.00 non ci sembra vero che due ore siano già scivolate via. Nessuno sembra accorgersene. Soltanto il medico condotto lascia la sala per rispondere ad una chiamata urgente. Gli altri sono incollati alle sedie. Quando Paolo suona la campanella per l’ultima volta e chiude i giochi. I commensali sembrano risvegliarsi da un incantesimo. Si guardano stupiti. Si cercano con lo sguardo. Davvero siamo stati capaci di produrre così tante riflessioni?

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Riso&Sale, la dodicesima.

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Ci diamo appuntamento alle 9.30 a Brossasco. I tre furgoni nove posti sono già sul piazzale. Silvana e Lucrezia distribuiscono ordini in scioltezza e la truppa di educatori, volontari e autisti accoglie le direttive. Nell’arco di dieci minuti siamo pronti a partire. Teresa, Gabriella e gli atri prendono posto e si parte. Lungo la salita verso il colle dell’Agnello tiriamo su altri partecipanti. Francis e prende posto nella fila di mezzo e non serve molto per fargli raccontare la sua gioventù da Marsigliese e gli ultimi anni vissuti in valle quando è tornato. Anche Gabriella è un fiume: gli studi a Savona, gli amori a Milano e la bella Torino. Salgo e scendo dai tre furgoni per fare amicizia e presentarmi. E’ importante quando si fanno le riprese e si vogliono raccogliere immagini spontanee. Man mano che si sale l’atmosfera si fa festosa. Vorremmo anche scendere per fare la foto di rito al confine, ma c’è troppo vento. E come al solito dal versante italiano salgono rapide le nuvole, mentre il cielo di quello francese è ancora terso. “L’avete messa la crema?” Certo Silvana. Arrivati al rifugio ci accoglie la delegazione di francesi con fisarmonica e foulard tricolori al collo. “Mi raccomando, niente pastis all’aperitivo!” Certo Silvana. Quasi tutti approvano tranne alcuni per cui è davvero impossibile resistere al richiamo dell’anice in alta quota. Ma sono bravi e non si fanno vedere. Sulla balconata esposta al sole l’orchestrina prepara la mercanzia e maneggia con i cavi e gli strumenti. Escono le prime caraffe di aperitivo analcolico. A poco a poco la timidezza lascia spazio alla curiosità. Si formano dei gruppetti che dialogano in francese o italiano. Alcuni con orgoglio scelgono il patuà, simbolo vero di una prossimità che da sempre supera confini e divisioni. Arrivano i primi piatti e poi i secondi. Il sole sostiene vigoroso la giornata. Al termine del pasto i più arditi ballano e cantano. Gli altri si raccolgono attorno alle lunghe tavolate per gicare. Chi a Tresette, chi a Ramino, chi alla Dama. Qualche Genepì scivola sotto banco. Nessuno è escluso nessuno è solo. Sui sentieri del contrabbando si rinnova anche quest’anno Riso e Sale. Un format semplice che forse per questo riesce a conquistare tutti i partecipanti.

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